Screenshot della pagina web di accesso a Facebook.

Nell’aprile del 2016 Mark Zuckerberg annunciava il lancio della piattaforma di chatbot per il Messenger di Facebook, un servizio innovativo che avrebbe permesso alle aziende gradi e piccole di sfruttare l’intelligenza artificiale per migliorare la comunicazione con vecchi, nuovi e potenziali clienti.

Poco dopo l’annuncio, il mondo del tech marketing era praticamente impazzito, con migliaia di articoli che facevano capolino in rete e sulla carta stampata con l’intento di descrivere le potenzialità della nuova tecnologia. Dopo circa un anno e mezzo è giunto il momento di tirare le somme, e capire come i chatbot hanno modificato il nostro modo di comunicare, nonché quello di fare azienda.

Partiamo proprio dal clamore iniziale, la cui ragione è presto detta. Nel 2016 Facebook poteva contare su oltre 900 milioni di utenti attivi ogni giorno nel mondo (solo un anno dopo si era già sfondato il muro del miliardo); e si badi che non stiamo parlando di coloro che scaricano l’app senza mai utilizzarla o che la trovano preinstallata nel telefono appena acquistato. Si parla di oltre un miliardo di persone che utilizzano Messenger come forma primaria di comunicazione.

E Zuckerberg non poteva certo lasciarsi sfuggire un’occasione tanto ghiotta per mettere insieme domanda ed offerta, come non esitava a sottolineare proprio durante quei giorni. Diretto come sempre, il CEO del social network più popolare al mondo affermava che

nessuno vuole scaricare e installare un’app per ogni servizio che utilizza o con cui deve quotidianamente interagire

Visto il successo di cui oggi godono alcuni chatbot, non si può negare che sia stato profetico.

Cos’è un chatbot?

Prima di addentrarci più in profondità nella materia, cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando. In inglese la parola bot viene usata per identificare senza troppe distinzioni ogni software in grado di svolgere operazioni in piena autonomia. Nella fattispecie, i chatbot automatizzano la conversazione.

Ciò che rende unici quelli di Facebook è il fatto di essere realizzati tramite la tecnologia messa a disposizione dal Wit.ai Bot Engine, uno strumento progettato per trasformare il linguaggio naturale in dati virtuali.

Molte informazioni su questo strumento sono reperibili sul sito della società, ma a noi basterà sapere che l’intera tecnologia ruota attorno al fatto che non solo un bot riesca a capire ciò che diciamo, ma che sia anche in grado di formulare nuovi enunciati.

È facile comprendere come si tratti di un campo ancora largamente inesplorato e in grado di celare non poche sorprese.

Si pensi ad esempio al polverone sollevato la scorsa estate quando è trapelata la notizia che due bot (tra l’altro, proprio quelli utilizzati nel Messenger di Facebook) avessero iniziato a “parlare fra di loro.

Altra valanga di articoli, molti dei quali abbastanza parvenu, che sembravano suggerire come la fine del mondo fosse imminente e come le macchine avessero finalmente iniziato il loro cammino verso il soggiogamento del genere umano.

Nulla di tutto ciò: quando due bot parlano una lingua incomprensibile è perché qualcosa è andato storto nella programmazione (fatta dall’uomo), non perché sono diventati improvvisamente intelligenti.

Qualsiasi forma di linguaggio dotata della caratteristica fondamentale dell’onnipotenza semantica può nascere e svilupparsi soltanto in un ambiente sociale, non certo all’interno di un laboratorio di ricerca.

Di questo la letteratura di settore è piena, ma è comprensibile che un titolo di giornale sensazionalistico potesse fare più click di un saggio di linguistica (computazionle).

Vero è che – con il giusto contributo e le giuste istruzioni da parte di un essere umano – un bot può migliorare le sue performance, diventare quindi più “intelligente”.

Ecco, se ti è mai capitato di sentir parlare di Intelligenza Artificiale prima d’ora, questo è uno dei contesti in cui l’AI (Artificial Intelligence) raggiunge i suoi massimi risultati, riuscendo a conciliare avanzamento scientifico con strategie di marketing e semplificazione della vita di ognuno di noi.

Come far sì che gli utenti usino il nostro bot sul Messenger di Facebook

Ogni il piccolo, medio e grande imprenditore che vuole sfruttare appieno questa tecnologia, si pone come prima domanda la seguente: se costruisco il mio bot, avrò più clienti? La risposta è: forse.

Agli utenti Facebook viene data infatti la possibilità di trovare sia bot che aziende tramite il motore di ricerca integrato nel Messenger, ma pare superfluo aggiungere che senza un po’ di sana pubblicità anche il migliore dei prodotti rischia di rimanere nel dimenticatoio.

Per facilitarti le cose, ecco qualche breve consiglio di cui tener conto se vuoi che tutta la fatica e le ore spese dietro la progettazione del tuo bot non risultino vane.

Link privati

Si presuppone che se tu voglia utilizzare un bot sei anche il gestore della pagina Facebook della tua azienda. Grazie ai link di Messenger è possibile creare dei brevi link (tecnicamente short link) non invasivi alla vista che possono essere diffusi nei canali che ritieni opportuni. Ogniqualvolta un utente cliccherà sul tuo short link potrà iniziare a conversare con il tuo bot.

Agenda Clienti

Se sei in possesso dei numeri di telefono dei tuoi clienti (e se hai il permesso di utilizzarli) puoi rintracciarli su Facebook grazie alla comoda opzione della corrispondenza clienti, che ti permetterà di associare ogni profilo Facebook al corrispondente numero di cellulare. In alternativa, ci sono molte app che possono farlo al posto tuo, Sync.me è solo una di queste.

Messenger Code

I Messenger Code (per avere un’idea di come sono fatti, dai uno sguardo qui) sono una sorta di evoluzione dei QR code, pensati e sviluppati da Facebook.

Vanno visti come una specie di impronta digitale, e funzionano più o meno come quelli che sono presenti su Snapchat. In linea di massima, servono a sostituire i link, ma la funzione rimane la stessa: divulgandoli in quanti più luoghi virtuali possibile si avranno maggiori possibilità di venir contattati in privato, per lo stesso principio che regola il funzionamento di QR code.

Pulsanti di Messenger

Una strategia più old style è quella di dotarsi dei classici pulsanti di invito all’azione. Disponibili anche questi nelle forme standard previste da Facebook, hanno il vantaggio di essere chiari e diretti (generalmente si tratta di rettangoli bianchi o blu su cui è scritto qualcosa di simile a “clicca qui per inviare un messaggio”) e possono essere condivisi in maniera stabile anche su ambienti virtuali, come siti e blog aziendali.

5 ottimi esempi di chatbot che potrai trovare su Messenger

Parlare in senso teorico dei chatbot e delle potenzialità che questi offrono è un conto, ma quando si scende al livello pratico le cose possono essere lievemente differenti. Non mancano esempi di chiari fallimenti nell’utilizzo di questa tecnologia (non li riporteremo qui per ovvie ragioni di political correctness), ma di certo possiamo elencarvi alcuni casi, internazionali e italiani, di comprovato successo.

1)     1-800-Flowers

L’esempio proposto da Mark Zuckerberg durante la presentazione dei chatbot non era quello del profilo ufficiale di Facebook (troppo facile, deve aver pensato il buon vecchio Mark), ma quello della pagina della della ditta di spedizione floreali di 1-800-Flowers.

Fun Fact: dopo la sprima dimostrazione, un utente di nome Danny Sullivan ha provato a sua volta acquistare dei fiori tramite il bot di 1-800-Flower, chiedendo di inviarli a… Mark Zuckerberg.

2)    Alfonsino

Il servizio di food delivery attivo a Caserta, nell’Agro Aversano e nei Paesi Vesuviani è stato uno dei primi ad abbracciare la comunicazione via chatbot, per ritagliarsi una fetta di mercato maggiore nel concorrenziale settore dell’agroalimentare italiano. Da quello che ci risulta, i ragazzi di Alfonsino sono stati i primi a consegnare cibo in Italia prendendo un ordine tramite il Messenger di Facebook e senza l’intervento di un operatore umano.

3)    HealthTap

Gli americani di HealthTap si occupano prevalentemente di biotecnologie, ma evidentemente hanno scelto di cavalcare anche una mission secondaria: quella di essere il punto di riferimento per tutti quegli utenti che vogliono una diagnosi senza andare dal medico. Chiaramente l’azienda sa che si tratta di una materia delicata, pertanto prima di rispondere alle tue richieste ti chiederà a sua volta di leggere i termini e condizioni d’uso.

Si può contattare il bot di HealthTap da qualsiasi parte del mondo, ma risponderà solo in inglese.

4)   Meteo.it

Dopo il calcio, le donne e il buon cibo, probabilmente le previsioni meteo sono la più grande passione degli italiani. Devono esserne ben consapevoli nel quartier generale di Meteo.it, che ad oggi risulta essere uno dei migliori chatbot in circolazione.

Il popolare portale di informazioni meteo interagisce in maniera intuitiva e altamente responsiva, riuscendo a rispondere correttamente anche quando si passa da una richiesta all’altra senza preavviso.

5)    Fox Sports Italia

Per gli amanti di notizie, curiosità e statistiche del mondo dello sport, suggeriamo l’ottimamente strutturato canale di Fox Sports Italia. Non è uno dei chatbot più intuitivi in circolazione, ma risponde con una certa precisione a domande poco equivocabili. Noi abbiamo provato con “classifica Serie A”, “classifica marcatori Premier League” e “prossimo turno Liga”, ottenendo sempre la risposta che cercavamo.

La tua pagina ha bisogno di un chatbot?

Veniamo ora alla domanda da un milione di dollari. Chi ha davvero bisogno di un bot? La risposta è che non c’è una risposta precisa, poiché molto dipende da taglio che ha la pagina in questione, e soprattutto dal tipo di clientela che intende raggiungere.

In definitiva, se esiste una risposta a questa domanda tu sei l’unico in grado di dartela. E per farlo devi rispondere almeno ad altre tre domande.

1)     La tua pagina ha un obiettivo ben preciso?

Perché decidere di attivare un servizio di risposte automatiche può avere senso solo se sai quali sono le domande che ti porranno i tuoi follower. I chatbot riescono a gestire molte interazioni, ma non tutte le interazioni concepibili dalla mente umana.

Pertanto vanno istruiti e indirizzati verso un particolare tipo di comunicazione onde evitare che diano risposte insensate, e quindi potenzialmente controproducenti.

2)    I tuoi clienti e follower usano Facebook come primo mezzo per comunicare con te?

Il quesito è molto meno banale di quel che sembra. Se la risposta è no, devi prima di tutto assicurarti che inizino a farlo; se invece sono su Facebook per ragioni strettamente personali è fondamentale capire come portarli dalla parte della comunicazione fra utente e azienda.

Parliamoci chiaro, utilizzare un chatbot per una pagina che vende tè a delle anziane signore è quantomeno pretenzioso, mentre per una realtà come quella di Alfonsino, che ha nei giovani perennemente incollati agli smartphone la punta di diamante della propria clientela, ha molto più senso. 

3)    Saresti in grado di gestire il successo di un bot?

Molte pagine non sono né celebri né del tutto sconosciute, ed hanno come primo obbiettivo quello di uscire dal semianonimato per ritagliarsi finalmente un posto al sole nel grande marasma del web. Spesso però la realtà si scontra con le ambizioni, e non sono pochi i casi di pagine che “ce l’hanno fatta” salvo poi venire abbandonate dai rispettivi gestori per mancanza di tempo.

Ecco, prima di dedicare il tuo tempo e le tue risorse all’implementazione della tecnologia chatbot, è fondamentale che tu ti faccia un bagno di realismo. Il rischio, meno improbabile di quel che immagini, è quello di ritrovarti a gestire senza esserne in grado una situazione più grande di te, facendo così danno ai tuoi clienti, alla tua attività e anche a te stesso.

Si conclude qui la nostra disamina sull’interessante mondo dell’interazione comunicativa fra uomo e macchina, un mondo che negli ultimi mesi ha visto la sua più tangibile concretizzazione nella forma dei chatbot di Facebook.

Cosa ne pensate di questo nuovo modo abbracciato dal social network più popolare al mondo per far sì che aziende e clienti fossero vicini come non lo erano mai stati prima? Conoscete qualche chatbot italiano o estero che valga la pena di annoverare fra i migliori in circolazione? Fatecelo sapere nei commenti!

Enzo Santilli

Foto di un foglio di carta, una penna e di alcuni post it.

Pianificare ogni attività ci aiuta a non sprecare tempo, ecco perché sia nella gestione del lavoro personale che nella produzione il tempo e la sua organizzazione diventa fondamentale.

Sono numerose le imprese che mettono a punto strategie per cercare di ridurre la complessità dei processi di produzione o magari per ottimizzare sia la gestione del flusso lavorativo in rapporto al tempo a disposizione sia le attività che compongono il risultato lavorativo.

Utilizzare ogni strumento efficace a gestire il proprio tempo a disposizione aiuta a snellire tutte le attività che quotidianamente occupano parte del nostro tempo, e spesso sono proprio le aziende a dettare le strategie più efficienti.

Conosciamo insieme il sistema di produzione che riuscì negli anni del dopoguerra a portare al successo la casa automobilistica giapponese, la Toyota, dalla sua storia, alla nascita di un sistema di produzione innovativo, ma soprattutto come il metodo Kanban può essere applicato ad un approccio personale permettendoci di focalizzarci sugli obiettivi e tralasciando le attività inutili.

Toyota: un’azienda di successo grazie al metodo Kanban

Cercare di ridurre ogni spreco all’interno delle grandi aziende produttrici è fondamentale per un corretto approccio alla Lean Production, la gestione della produzione adottata dalla Toyota.

Solitamente le aziende tendono a seguire un processo che parte dalle lavorazioni iniziali ai montaggi finali, lavorando i componenti e assemblandoli poi in prodotti finiti.

Grazie al metodo Kanban, il processo viene interamente stravolto e completamente rovesciato, ovvero vengono svolte solamente le attività necessarie e solo nel momento in cui si ha necessità o richiesta.

La strategia utilizzata dall’azienda automobilistica giapponese consisteva proprio nella riduzione degli sprechi e nell’ottimizzazione delle risorse durante il processo di produzione, tutti strumenti di gestione indispensabili per riuscire ad accrescere la competitività sul mercato automobilistico.

La chiave di volta del successo della Toyota è nelle strategie di gestione del timesheet e del ciclo di produzione aziendale, basate sull’approccio Kanban, riuscendo a porsi sul mercato automobilistico negli anni accanto ai grandi colossi del settore, che si basavano invece sui modelli tayloristi o fordisti.

Metodo Toyota/ metodo Kanban: il sistema aziendale di successo

Il metodo Toyota consiste infatti nella costruzione di un flusso di produzione e di approvvigionamento basato su un sistema di reintegrazione delle scorte in tempo reale.

Ogni scheda o cartellino si identifica in un prodotto o componente, dove viene inoltre specificato dove deve andare e da dove deve arrivare.

Il Kanban è come un sistema informativo che integra l’intero processo produttivo collegando tra loro tutti i sotto processi collegati a sua volta con la domanda del cliente.

Tale sistema informativo consente di integrare l’intera produzione semplicemente rimpiazzando i pezzi richiesti, agevolando il flusso di componenti e semilavorati, evitando gli stock di magazzino e reintegrando le scorte ogni qualvolta un componente viene utilizzato nel processo produttivo successivo.

Tale sistema viene indicato come sistema “pull” dato che vengono utilizzate le risorse da quello precedente, senza inutili accumuli in magazzino.

Metodo Kanban: un po’ di storia

Subito dopo la guerra il Giappone versata in condizioni di gravi perdite, soprattutto dal punto di vista industriale: anche la Toyota, importante azienda automobilistica giapponese, disponeva di macchinari ormai vecchi e di risorse ridotte.

Non potendosi appoggiare sulle quote di mercato, tali dinamiche impedirono all’azienda di potersi affidare ad una produzione su larga scala basata proprio sul metodo taylorista.

La situazione particolarmente svantaggiosa costrinse la Toyota a riorganizzare interamente il proprio processo di produzione, cercando di produrre esclusivamente un numero di automobili necessarie a coprire le richieste del mercato.

Il metodo Kanban nasce ad opera di ingegnere giapponese Taiichi Ono tra il 1948 e il 1975, tale metodo è divenuto negli anni il punto di riferimento per diverse aziende del mercato mondiale.

La parola Kanban in giapponese significa cartellino o scheda, ma la stessa parola è composta da due ideogrammi: Kan, che significa visuale e Ban, che invece significa segnale. Tale metodo si basa infatti sull’utilizzo di due strumenti una lavagna o dei post it.

Cos’è il Kanban e come funziona

La lavagna utilizzata nel metodo Kanban serve a gestire ogni attività in rapporto al tempo a disposizione.

Tale lavagna dovrà essere suddivisa quindi in tre sezioni:

  • nella prima sezione si dovranno elencare le attività da svolgere;
  • nella sezione centrale le attività in elaborazione;
  • nella terza colonna le attività completate.

Il quadro completo di tutte le attività elencate permette a chiunque di operare sul tempo che abbiamo a disposizione, così da capire come, quanto e come investiamo ogni minuto della nostra giornata, avendo una chiara visualizzazione sull’intero processo di lavoro.

Esistono due tipologie di Kanban che si differiscono in base allo scopo finale del lavoro, ovvero quelli destinati alla movimentazione dei beni e quelli destinati invece alla produzione.

Ogni Kanban viene posizionato all’interno di una lavagna o contenitore, tramite un ordine prefissato, ma nel momento in cui il contenitore o la lavagna risulta vuoto a seguito del processo di lavorazione, il Kanban viene passato poi al fornitore, che dovrà ripresentare la componentistica necessaria ad avviare nuovamente il ciclo di produzione, il rifornimento.

Tale passaggio viene chiamato “just in time” dato che vengono svolte tutte la attività solamente nel momento in cui si presenta una necessità, evitando di conseguenza ogni spreco tramite la riduzione della sovrapproduzione.

Tutti i vantaggi del metodo Kanban

Il metodo Kanban è particolarmente intuitivo e facilmente adattabile a qualsiasi tipologia di attività, permette a ognuno di reintegrare ogni passaggio fondamentale solo se necessario eliminando sprechi di tempo, tramite una corretta gestione del timesheet, ovvero la rivelazione o registrazione delle attività effettuate durante l’arco della giornata.

Due i vantaggi:

  • monitorare le attività proprie o dei collaboratori;
  • valutare l’economicità delle prestazioni.

Il metodo Kanban è un approccio che presenta svariati vantaggi dato che consente di:

  • eliminare l’eventuale presenza di una inutile sovrapproduzione;
  • monitorare i dipendenti sul lavoro individuale;
  • gestire in maniera decisamente più flessibile l’intero processo di produzione;
  • eliminare ogni spreco inutile sia in termini economici che di produzione.

Metodo Kanban e approccio personale

Il metodo Kanban oltre che essere impiegato come sistema di successo soprattutto dalle grandi aziende, potrebbe essere impiegato anche per la produttività personale, come un personal trainer in grado di metterci in chiaro quanto, come e dove impieghiamo il nostro tempo, permettendoci si focalizzarci su determinati attività ed evitare invece di disperdere energie in attività inutili.

Per applicare il metodo Kanban alla produttività personale sarà necessario procurarsi una lavagna o un pannello dove potranno essere utilizzati dei post it per avere una chiara visione dell’insieme delle attività da svolgere, evitando che si possano accumulare progetti incompiuti, ma soprattutto per visionare le attività che comportano una maggiore perdita di tempo.

Il proprio personal Kanban dovrà essere suddiviso in tre colonne:

  1. Cose da fare
  2. Lavori in esecuzione
  3. Lavori terminati

Sarà necessario partire con un numero contenuto di attività, assegnando ad ogni compito una priorità; in cima alla colonna si dovranno disporre le attività più urgenti e in fondo il resto delle attività.

Ogni qualvolta che si inizia un’attività si dovrà spostare nella rispettiva colonna, le attività da fare, quelle in corso o i lavori terminati.

In base alla complessità di compiti con il tempo sarà possibile affrontare un numero maggiore di attività, ma inizialmente ci si dovrà limitare ad un massimo di tre post it, è consigliabile non iniziare una nuova attività fin quando non si ha finito l’attività iniziata, per evitare di ingolfare il lavoro.

Uno dei punti focali del sistema Kanban è che conferisce uguale importanza alle attività presenti in elenco, ma soprattutto a quelle concluse.

Questo è importante in quanto funge da spinta motivazionale rispetto a ciò che si è riusciti a portare a termine, permettendo di monitorarci su eventuali modifiche sulla base di valutazioni a ritroso circa l’efficacia delle azioni intraprese.

Conclusioni

Inconsciamente penso che ognuno di noi nel suo piccolo ha utilizzato il metodo Kanban, dato che i post it rappresentano uno dei promemoria più efficaci ed immediati dei nostri tempi.

Personalmente lo trovo un metodo assolutamente ideale per riuscire a gestire il proprio tempo a disposizione, senza tralasciare alcuna attività ma soprattutto per evitare di sprecare il tempo in futili azioni.

Hai mai utilizzato i post it per riordinare il tuo lavoro o il tuo tempo libero?

Pensi che il metodo Kanban possa essere efficace per imparare a gestire il tuo tempo a disposizione?

Lasciaci un tuo parere nel box dei commenti qui sotto.

Irene Giordano

 

Foto libro aperto sulla scrivania con un paio di occhiali appoggiati sopra.

Ogni arte, scienza o filosofia di vita che si rispetti, per essere avvalorata ha bisogno di una letteratura di settore che ne delinei i confini e le proprietà.

Quella della gestione del tempo non fa eccezione, e non è un caso se nei mesi passati PadroneDelTempo.com ha dedicato molte delle sue pagine ai cosiddetti “maestri della gestione del tempo”, consulenti e productivity coach che hanno fatto del mestiere di rendere migliore la vita degli altri la loro professione.

Ognuno di loro ha contribuito ad aumentare lo scibile umano in materia di produttività con interventi pubblici a convegni e seminari, post virtuali e pubblicazioni su carta che hanno visto il favore di critica e pubblico. Per questa ragione, sembrava come minimo doveroso raccogliere alcune di queste opere in un unico post, affinché il lettore che si avvicina per la prima volta ai metodi per la gestione del tempo possa consultare una rapida guida che lo aiuti a orientarsi in questo oceano editoriale.

Di seguito, pertanto, suggeriamo alcuni fra i migliori libri sulla gestione del tempo, scelti accuratamente per fornire un parco letture variegato, in grado di venire in contro alle esigenze e agli interessi soggettivi di ogni singolo individuo.

Detto, fatto!  di David Allen

“Bisogna prestare la giusta attenzione a che cosa cattura la tua attenzione, altrimenti si rischia di dargli più attenzione di quella che merita.”

David Allen (Detto, fatto!)

Uno dei must have di categoria è sicuramente Detto, fatto! (titolo originale Get Things Done) di David Allen. Edito nel 2001, basa i suoi postulati sul fatto che nel mondo contemporaneo, i metodi di un tempo non funzionano più.

Fra le pagine di Detto Fatto, l’autore, coach e consulente di time managing con anni di esperienza alle spalle, condivide con il lettore tutti quei metodi che portano ad ottenere performance elevate senza stressarsi troppo. Un insieme di trucchi e segreti che lui stesso ha divulgato dal vivo di fronte a decine di migliaia di persone durante le molteplici conferenze a cui è intervenuto.

La premessa su cui si basano i postulati di Allen è tanto semplice quanto incisiva: la nostra produttività è direttamente proporzionale alla nostra abilità di avere un sistema affidabile a cui far riferimento per completare i nostri compiti. Grazie all’organizzazione, la mente si libera dal caos generato dalla moltitudine di task a cui siamo costretti a far fronte, dandoci così la possibilità non solo di avere sempre tutto sotto controllo, ma anche di poter dar libero sfogo alla creatività.

Ne consegue una maggior quantità di tempo libero, e quindi una minor quantità di stress.

Sono cinque gli insegnamenti che Allen si propone di dare al lettore fra le righe di Detto, Fatto!, ovvero:

  1. Applicare i principi dell’ “esegui, delega, posponi, cancella”, in linea con quanto abbiamo già visto nel nostro precedente articolo sulla corretta gestione della casella di posta elettronica;
  2. Riesaminare i tuoi obiettivi e rimanere concentrato sulle variazioni in atto del mondo che ti circonda;
  3. Pianificare fruttuosamente dei progetti, evitando che si risolvano in un nulla di fatto;
  4. Combattere sentimenti come quelli dell’ansia, della confusione e della sopraffazione;
  5. Essere felici riguardo ciò che si fa al lavoro e nel tempo libero.

Partendo dalla spiegazione di semplici principi fino ad arrivare all’enumerazione di casi concreti, Detto, Fatto! ambisce a dare un taglio positivo al modo in cui lavori, mostrandoti come rimanere sempre al passo senza abbatterti o avvilirti.

Zen To Done, di Leo Babauta

“Le cose più importanti non dovrebbero mai assere alla mercé di quelle meno importanti.”

Goethe (citato in Zen To Done, di Leo Babauta)

Anche a Leo Babauta PadroneDelTempo ha dedicato un articolo monografico, e l’abbiamo fatto per una semplice ragione. Se ti è piaciuto il metodo del Get Things Done, allora adorerai quello dello Zen To Done, sua naturale evoluzione semplificata. Lo stesso David Allen, nel parlare di questo metodo, lo ha definito come “una giusta premessa light per chi abbia voglia di avvicinarsi al Get Things Done”.

I principi dello Zen To Done sono raccolti in un volume dall’omonimo titolo, nel quale in buona sostanza vengono analizzati gli aspetti più celebri di altri metodi di gestione del tempo comprovati, combinati fra loro e ridotti alla semplicità. Scopo dello Zen To Done, infatti, è proprio quello di ottenere gli stessi risultati di altri metodi abbattendo ancor di più il fattore stress, e questo è possibile non tanto affidandosi a delle checklist, quanto piuttosto cambiano lentamente ma regolarmente alcune abitudini malsane.

Si tratta di un piccolo volume che ha ottenuto un successo ragguardevole proprio perché arriva laddove altri suoi consimili non riescono, ovvero comunicare in maniera asciutta e diretta cosa bisogna fare, quando e come bisogna farlo. In altre parole, se il Get Things Done ti sembra troppo macchinoso, lo Zen To Done potrebbe essere il metodo che fa al caso tuo.

Ad esempio, nel volume troverai consigli utili su come calendarizzare con successo almeno tre compiti importanti da svolgere in giornata, riuscire a portarli a termine e avere anche del tempo libero da dedicare a te stesso. Fatto questo primo passo, potrai applicare il metodo su base settimanale, mensile e a lungo termine. Che, tradotto in termini pratici, vorrà dire vivere una vita felice.

Non fare lo struzzo, di Bryan Tracy

“Uno dei peggiori sprechi di tempo è quello di fare benissimo un qualcosa di cui non c’era affatto bisogno”

Bryan Tracy (Non fare lo struzzo)

Cavallo purosangue del mind coaching è certamente quel Bryan Tracy che da oltre trent’anni insegna al mondo dell’industria e della libera professione come valorizzare il tempo e migliorare la produttività. E chiaramente non potevamo esimerci dal redigere un pezzo anche su di lui, disponibile al seguente link.

Autore dalla bibliografia sterminata, uno dei suoi libri più famosi e apprezzati è sicuramente Non fare lo struzzo: L’arte di non rimandare la soluzione dei problemi per essere più efficienti (titolo originale Eat That Frog!: 21 Great Ways to Stop Procrastinating and Get More Done in Less Time).

Con oltre 450.000 copie vendute, Non fare lo struzzo è a tutti gli effetti un best seller di categoria, tanto da esser stato tradotto in 23 lingue. Il volume si fa molto apprezzare per la sua capacità di arrivare dritto al punto, e lo fa descrivendo 21 metodi che ti permetteranno di vincere la procrastinazione e produrre di più. L’ultima edizione, quella linkata di sopra, è aggiornata ad anni recentissimi, e contempla fra i vari consigli quelli relativi all’utilizzo sapiente delle nuove tecnologie, e soprattutto su come tenerle alla larga onde evitare che prendano il sopravvento sulle nostre giornate.

Si tratta di un’opera dedicata soprattutto a chi non ha tempo per imparare a risparmiare tempo, che tuttavia permette a chiunque di mettersi alla prova contro gli ostacoli di ogni giorno. Il volume è ricco di lezioni vere e proprie che ti insegnano a dare le giuste priorità, spendere il giusto tempo a evidenziare e organizzare, ottenere il doppio dei risultati con la metà degli sforzi profusi.

Molto gradevoli sono i piccoli bignami di saggezza popolare, citazioni sull’ottimismo, l’attitudine, il saper ottimizzare le proprie giornate e l’essere in grado di raggiungere i propri obiettivi. Il tutto contribuisce a creare un habitat in cui il lettore si sente parte integrante di ciò che legge, ma soprattutto è spronato a contribuire in maniera proattiva al raggiungimento del benessere di tutti sul luogo di lavoro, in famiglia, e durante il tempo libero.

Altre opere

Analizzate le opere di tre “mostri sacri” del time management ci riserviamo questo ultimo scampolo di articolo per suggerire qualche ulteriore titolo dello stesso tenore, magari meno celebre al grande pubblico ma altrettanto utile a chiunque sia alla ricerca del metodo ideale per risparmiare tempo e aumentare la propria produttività.

Le 7 regole per avere successo, di Stephen Covey

Dal titolo originale The 7 Habits of Highly Effective People: Powerful Lessons in Personal Change, questo testo presenta un approccio olistico alla soluzione dei problemi personali e professionali. Nonostante sia ricco di tanti begli aneddoti, si sa dimenare egregiamente lungo i percorsi dell’integrità, del vivere correttamente e della dignità umana, principi che ti danno la sicurezza di essere umano, e quindi di poterti adattare alle sfide che la vita ti presenta quotidianamente.

4 ore alla settimana, di Timothy Ferriss

Anche di Timothy Ferriss abbiamo parlato sulle nostre pagine qualche tempo fa, perciò era d’uopo citarlo in questa mini guida ai migliori libri sulla gestione del tempo.

Di lui abbiamo scelto il volume 4 ore alla settimana. Ricchi e felici lavorando 10 volte meno, in cui l’autore incalza il lettore (e se stesso) con una domanda semplice, a cui rispondere può essere più difficile di quel che sembri: “Cosa fai?”. Si e ci chiede Ferriss.

La risposta promette di darcela l’autore stesso, grazie alla sua esperienza di vita nell’apprendere i segreti dei Nuovi Ricchi, una sottocultura in rapida ascesa che ha imparato a fare soldi riuscendo a sfruttare gli strumenti che l’era contemporanea offre. E indipendentemente dal fatto che tu sia un impiegato stressato o un libero professionista intrappolato nell’attività che tu stesso hai creato, con 4 ore alla settimana imparerai che esiste uno spiraglio verso l’efficienza e la produttività. Devi solo riuscire a trovarlo.

L’unica cosa, di Gary Keller e Jay Papasan

Una cosa sola è un volume sull’ottimizzazione del tempo che ha come obiettivo quello di insegnarti… una cosa sola. Ovvero? Fare una cosa sola alla volta.

Detto così sembra un po’ un rompicapo, ma in realtà non lo è. Il fatto di accumulare quotidianamente tante piccole ragioni di ritardo deriva prima di tutto dall’abitudine molto diffusa di fare troppe cose e tutte insieme, finendo inevitabilmente per farle tutte male. Una cosa sola spiega come arrivare al successo aggirando le sei menzogne che ognuno racconta a sé stesso per amore di pigrizia. Lo fa insegnandoti come battere i “sette ladri del tempo”, facendo leva sulle ragioni della determinazione, delle priorità e della produttività.

 

Prima di chiudere, può sembrare superfluo aggiungere come la letteratura sulla gestione del tempo sia talmente vasta che qualsiasi opera compilativa che cerca di raccoglierne i migliori esemplari (come questa) risulti già in partenza non adeguatamente esaustiva.

Pertanto, se sei a conoscenza di un buon manuale sulla gestione del tempo non esitare a condividerlo con i nostri lettori indicandocelo nei commenti!

 

Enzo Santilli

Foto di una scrivania con un orologio digitale, per rappresentare il tempo che scorre.

Continuiamo la nostra indagine sui maestri della gestione del tempo, occupandoci oggi di una figura di spicco della categoria. Parleremo di Brian Tracy, autore prolifico e conferenziere instancabile, che ha saputo fare della costanza il suo cavallo di battaglia.

Chi è Brian Tracy

Nasce il 5 gennaio 1944 a Charlottetown sull’Isola del Principe Edoardo (Canada), e giunto all’età di 73 anni conta all’attivo la pubblicazione di oltre settanta libri prevalentemente incentrati su come aumentare la produttività e gestire al meglio il proprio tempo.

Prima di fondare la compagnia di consulenze di cui è tutt’oggi CEO, Tracy ha sempre alternato la sua vita lavorativa nei diversi settori del commercio, degli investimenti e dello sviluppo immobiliare con quella di scrittore prolifico, consulente manageriale e insegnante.

Nel 2001 fonda la Brian Tracy International, e da allora pone fine ad ogni collaborazione per conto terzi e si dedica esclusivamente ad una attività di consulenza, individuando fra i beneficiari dei suoi insegnamenti le più disparate categorie, dal direttore della multinazionale al self-made men.

Stando all’autobiografia riportata sul suo sito personale, nella sua lunga esperienza come consulente Tracy ha collaborato con oltre 1.000 agenzie ed ha tenuto più di 5.000 discorsi pubblici in oltre 70 paesi sparsi sui sei continenti, raggiungendo una ragguardevole cifra di utenza, pari a più di 5 milioni di persone.

I campi delle sue indagini spaziano fra le categorie dell’economia , della psicologia, della storia, della filosofia e del business.

Grazie alla lunga esperienza sul campo ha potuto sviluppare un know how di competenze che riversa periodicamente nei suoi libri, alcuni dei quali sono diventati best seller: fra questi citiamo almeno i tre capisaldi Eat That Frog, Earn What You’re Really Worth e forse il più famoso di tutti: The Psycology of Achievement. Questi tre (insieme a molti altri) sono stati tradotti in tutto il mondo e quindi anche in italiano; per chi fosse interessato ad una “full immersion” nella filosofia tracyana, sono disponibili su Amazon Italia.

Migliorare la propria produttività grazie ai consigli di Brian Tracy

Non solo libri. La sterminata opera dell’autore contempla anche centinaia di lezioni audio e video, blog post e interventi-bignami sui più popolari social network.

Nonostante un’età quasi veneranda, Tracy è infatti attivissimo non solo nel tenere conferenze di persona, ma anche nell’aggiornare con una certa frequenza tutti i suoi canali di comunicazione, con una particolare attenzione al blog e al canale YouTube: a tal proposito basi pensare che il suo sito conta oltre 750.000 sottoscrizioni, mentre circa due milioni di utenti lo seguono su Facebook, 400.000 su Twitter e mezzo milione su YouTube.

Alcune delle risorse messe a disposizione, com’era prevedibile immaginare, sono accessibili solo dietro pagamento, ma altre sono gratuite. Ed è proprio su queste che ci concentreremo per scandagliare meglio i pensieri di uno dei consulenti più apprezzati dell’ultimo trentennio.

Blog

Partiamo dal blog, aggiornato su base mensile e consultabile come “branca” del sito ufficiale briantracy.com.

Come si diceva sopra, alcuni contenuti sono a pagamento, mentre altri sono gratuiti; nelle prossime righe ci concentreremo solo sui secondi.

Fra i post più cliccati, non deve sorprendere se troviamo quelli riportanti liste di vario genere, strumenti che per loro stessa natura si presentano più attrattivi e di rapida consultazione.

“26 citazioni motivazionali sul successo” è una delle liste più consultate

Le citazioni, si sa, sono lo strumento più immediato di comunicazione: richiedono a chi le condivide uno sforzo mentale minimo e riescono a inviare in maniera diretta e pragmatica il messaggio desiderato. Ne riportiamo alcune fra quelle che Tracy ritiene più incisive:

“Il pessimista vede difficoltà in ogni opportunità. L’ottimista vede un’opportunità in ogni difficoltà”

Questa frase è attribuita a Winston Churchill, un uomo che venne considerato politicamente finito al termine della prima guerra mondiale… e poi vinse la seconda. Quasi da solo.

“Il modo migliore di cominciare consiste nello smettere di parlare e cominciare ad agire” – Walt Disney

E detto da chi è riuscito a creare un universo di felicità nonché un impero multimilionario, non può che avere un alto tasso di credibilità.

“Se stai lavorando su qualcosa a cui tieni davvero, non hai bisogno di pressioni. Saranno le tue idee a spingerti più in là.”

Frase di Steve Jobs, colui che – possiamo dirlo senza timore di smentita – più di ogni altro è riuscito a rivoluzionare il modo di approcciare alla tecnologia nel terzo millennio.

“La conoscenza non è tutto; dobbiamo applicarci. Volere una cosa non è sufficiente; dobbiamo farla”.

Aforisma di Goethe, uno dei più grandi letterati di tutti i tempi.

“La creatività è l’intelligenza che si diverte” – Albert Einstein

“Capire cosa è giusto senza agire è una mancanza di coraggio” – Confucio

“Rendi la tua vita un capolavoro; immagina che non esistano limiti a ciò che puoi essere, avere o fare.” – Brian Tracy

I 4 esercizi della mente

Ma Tracy non è diventato famoso solo per condividere citazioni altrui. Gran parte del suo successo si deve alle sue capacità di elaborare metodi per migliorare la gestione del tempo e la produttività, e considerando che questi due temi costituiscono la spina dorsale di Padrone del Tempo, ci pare come minimo doveroso riportarli nella prospettiva di Tracy.

Secondo l’autore, infatti, sei tu che hai il potere di scegliere in ogni circostanza se essere efficiente o disorganizzato, concentrato o distratto, proattivo o pigro. Positivo o negativo.

Sei tu, in altre parole, che hai facoltà di decidere la qualità della tua vita, e quindi come gestire il tuo tempo, di quali persone circondarti, a quali modelli fare riferimento, quali decisioni prendere.

Al netto di (o meglio, come corollario a) tutto ciò, Tracy individua quattro esercizi mentali da effettuare se possibile su base quotidiana ti aiuteranno non solo ad aumentare la tua produttività, ma anche a gestire al meglio le tue prestazioni in ogni ambito, e quindi migliorare il tuo stile di vita. Nello specifico, si tratta di:

  1. Usa asserzioni positive

La positività ha una potenza intrinseca tale da migliorare la giornata (e quindi la vita) di chiunque senza che questi se ne accorga.

Ripetersi o circondarsi di frasi motivazionali genera un circolo virtuoso, un percorso che parte dal conscio e arriva al subconscio, lavora lentamente ma inesorabilmente e finisce col trasformarsi in uno stato di benessere generale.

Che in altre parole è il primo passo da affrontare per gestire un progetto di successo.

  1. Usa le immagini per programmare il tuo subconscio

Le immagini mentali influenzano il subconscio in maniera profonda e tangibile: la persona che visualizzi quando chiudi gli occhi dovrebbe essere la persona che sei, e se ancora non sei quella persona, dovrai visualizzare quella che vorrai diventare.

Per diventare quella persona devi innanzitutto pensare positivamente (vedi il punto di sopra) e devi riuscire ad elaborare un preciso piano di lavoro.

Di sistemi organizzativi dalla comprovata efficacia ne esistono moltissimi, e alcuni di questi sono anche stati descritti su Padrone del Tempo.

Per citarne un paio fra i più famosi, consigliamo la lettura del metodo Get Things Done di David Allen o della sua evoluzione, lo Zen To Done di Leo Babauta.

  1. Rilassati e medita

Prendersi un momento per sé stessi è fondamentale se si deve gestire un progetto di successo.

E per farlo bisogna trovare un luogo in cui ritirarsi di tanto in tanto, in silenzio e solitudine: le affermazioni positive e la proiezione della propria immagine che riesce a superare brillantemente un determinato momento saranno accessori fondamentali affinché la meditazione possa dare i suoi frutti.

  1. Immagina di essere il vero Padrone del Tempo

Dopo che sarai riuscito a circondarti di affermazioni, immagini e momenti positivi, la quarta fase è quella in cui bisogna “spingere”. Tutta la positività che costruisci attorno a te infatti può risultare inutile se non riesci ad inquadrarla in una cornice ben definita.

Allora diventa fondamentale immaginarsi nella piena autonomia delle proprie azioni e nella totale padronanza del proprio tempo.

Ed in base al “dipinto” che avrai realizzato dovrai comportarti di conseguenza. L’atto di immaginare una situazione perfetta è un esercizio molto più utile di quello che si possa credere: solo così, infatti, riuscirai a capire a fondo cosa hai ottenuto fino a questo momento, e cosa ti manca per raggiungere quella perfezione. 

L’attività di Brian Tracy sui Social Network

Come dicevamo sopra, Tracy è molto attivo anche sui social network, che utilizza con sapiente differenziazione di contenuti.

Gli account Twitter e Facebook, ad esempio, fungono più che altro come un supporto marketing alle attività conferenziali ed editoriali di Tracy.

Su queste pagine dunque non troverai consigli veri e propri su come migliorare gestione del tempo e produttività, ma costituiscono un ottimo mezzo per non perdere nessuna novità proveniente dall’universo-Tracy.

Di diverso tenore è il canale YouTube, che oltre a raccogliere alcuni degli interventi più famosi dell’autore propone agli iscritti tante perle di cui fare tesoro.

Molti video vengono realizzati sulla falsa riga di un post per il blog, pertanto ne troveremo uno sulle abitudini dell’individuo di successo, o sulle 5 ragioni per cui molti non riescono a diventare ricchi, o ancora sulle 7 chiavi per modellare una personalità positiva, per citare solo i tre più visionati.

L’offerta in realtà è ben più ampia, copre moltissime aree di indagine, e lasciamo al lettore il piacere di cercare il video che più si confà ai suoi interessi.

Inutile aggiungere che ognuno di questi è realizzato in lingua inglese, quindi chi è completamente digiuno della lingua di Albione avrà qualche difficoltà a comprendere di cosa si parli.

Per chi invece ne ha anche una minima conoscenza, il consiglio di visionarli è duplice: vista la chiarezza con cui si esprime Tracy, non solo si migliorano le proprie conoscenze sulla gestione del tempo, ma si fa anche utile esercizio di perfezionamento linguistico.

Altre risorse gratuite

Infine, per coloro che hanno un’estrema sete di sapere, ancora sul blog indichiamo la sezione free resources, nella quale sono presenti strumenti di vario tipo che potrebbero tornare utili a chi ha ambizioni di diventare un guru della produttività.

Quello che pare il più interessante di questa sezione è un file audio denominato:  30 minuti per imparare a controllare il tuo cervello, ovvero come cambiare letteralmente le tue onde cerebrali.

Anche in questo caso, se si ha una minima intelligibilità della lingua inglese il consiglio di scaricarlo e ascoltarlo è più che doveroso.

Per riassumere

A differenza di molti suoi colleghi di settore, Brian Tracy non è famoso tanto per aver elaborato un metodo di produttività a cui il suo nome viene accostato per antonomasia, quanto piuttosto per aver eseguito un lavoro di ricerca, produzione e condivisione del sapere a tutto campo e per oltre trent’anni.

Il numero impressionante di conferenze e di talk a cui ha partecipato, spinto anche dall’enorme mole di libri e contenuti multimediali che pubblica con certosina e instancabile puntualità, fanno di lui un maestro della gestione del tempo poliedrico, multi-competente e multi-disciplinare.

Fattore non da poco, in un mondo sempre più orientato verso l’unidirezionalità.

Avete avuto modo di leggere libro o un post di Tracy? Seguite già i suoi interventi in video o in conferenza? Fatecelo sapere nei commenti.

Enzo Santilli

 

Foto di una scrivania di un manager.

“Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto”
Seneca

Nonostante i due mondi possano sembrare totalmente opposti, management e filosofia hanno molte cose in comune, secondo Tim Ferriss.

Lo stoicismo e il minimalismo dovrebbero essere applicati in maniera costante al management ma soprattutto al decision making, in quanto entrambe suggeriscono di tralasciare ogni aspetto o compito effimero per prestare maggiore concentrazione e impegno solo sugli aspetti stabili e certi.

La filosofia di Tim Ferris ha rivoluzionato la sua vita, aiutandolo a riorganizzare ogni aspetto e impegno, ma soprattutto regalandogli tanto tempo libero da dedicare alle attività più disparate, dalle arti marziali, allo studio e approfondimento di ben 6 lingue, o anche ai corsi di nuoto e immersioni nel Mar dei Caraibi.

Tim Ferris è noto per aver scritto “4 ore alla settimana. Ricchi e felici lavorando dieci volte meno”, un testo tradotto in almeno 35 lingue che è riuscito ad entrare nella classifica dei bestseller del New York Times.

Testo che dal 2007 conquista lettori da tutto il mondo e ha reso celebre Tim Ferris. Negli anni è divenuto collaboratore di diverse riviste mondiali, i suoi podcast sono riusciti a superare i 70 milioni di download oltre ai video pubblicati, utili a conoscere la sua particolare filosofia.

Il manager californiano sostiene che è possibile diventare ricchi e felici lavorando un minore numero di ore, o meglio, basterebbero solamente 4 ore alla settimana per raggiungere una stabilità economica.

Ma chi è Timothy Ferris?

Biografia di Tim Ferris

Tim Ferris è una figura talmente poliedrica da rendere particolarmente complessa la sua descrizione.

Nasce ad East Hampton, New York, il 20 luglio del 1977 da un padre agente immobiliare e madre fisioterapista. Segue un percorso di studi a Princeton dove prova a specializzarsi in Neuroscienze, percorso che interrompe per dare una svolta alla sua carriera.

Il giovanissimo Tim all’età di 23 anni fonda la start-up Brain Quicken che si occupa di vendita di integratori alimentari online.

Particolarmente bravo a gestire ogni aspetto organizzativo dell’azienda, Ferris inizia a delegare i compiti. Lo stesso Ferris  ha dichiarato di aver investito inizialmente solamente 400 dollari, ma in pochissimo tempo riuscirà a guadagnare circa 40 mila dollari al mese dopo solo un anno e mezzo dall’avvio dell’attività.

L’azienda sarà venduta nel 2009 ad un fondo di Private Equity londinese.

È nel 2007 che arriva la notorietà, subito dopo la pubblicazione del suo libro 4 ore alla settimana” libro che raggiunge la fama mondiale, piazzandosi al primo posto nelle classifiche dei libri più venduti.

Ed è proprio grazie alla pubblicazione e alla fama del suo best seller che Tim Ferris intraprende l’attività di business angel, investendo in numerose società online, tra cui Twitter o Daily Burn.

Ma questi sono solo alcuni dei numerosi successi conquistati da Ferris, che non perde occasione per inseguire le sue passioni: dai viaggi in giro per l’Europa, ai corsi di lingue, allo studio del tango e infine alla pratica delle arti marziali.

“The 4 hour workweek” è il titolo originale del testo, un volume che in 350 pagine affronta temi e nuove tendenze del mondo del lavoro, dal downshifting, al reddito passivo, il telelavoro, i virtual assistant, i business online, o anche il self marketing e il personal branding, tutti temi che per l’autore rappresentano i pilastri più importanti della sua nuova vita.

Nel testo l’autore non propone esclusivamente un metodo lineare, ma piuttosto un ventaglio di strategie ideali a creare un nuovo stile di vita, fondato principalmente su una maggiore libertà finanziaria, data da un minor numero di ore di lavoro e da più tempo libero da investire nelle proprie passioni.

Il principio di Tim Ferris

Durante un’intervista rilasciata a LifeHacker, Tim Ferris spiega:

«Il segreto è pensare prima di reagire. Prendersi delle pause frequenti e sforzarsi di eliminare, invece di organizzare.

Creare delle liste di cose da non fare, eliminare, rimuovere tutte le distrazioni. Avere una lista delle priorità»

aggiungendo inoltre che:

«Prima di fare un’analisi del proprio lavoro, bisogna rispondere a una domanda.

Quali sono le metriche che davvero contano? Quelle che misurano il tuo progresso verso un obiettivo? Se non riesci a misurarle, non saprai comprenderle.  Tutto quello che può essere misurato, può essere gestito. In che modo?

Applicando “il principio 80/20” in poche aree specifiche. Qual è il 20% dei tuoi clienti, dei tuoi prodotti, o dei tuoi distributori, che producono l’80% del tuo profitto?».

Secondo Ferris una volta individuati gli obiettivi, ma soprattutto le attività prioritarie, le più irrilevanti o poco importanti devono necessariamente essere scartate o delegate, solo in questo modo si potranno raggiungere gli obiettivi prefissi.

Tutti i consigli di Tim Ferris

Secondo Tim Ferris è possibile affrontare qualsiasi tipologia di problema, in caso di decision making sarà necessario:

  • Analizzare ogni aspetto e informazione con maggiore imparzialità.
  • Misurare in maniera costante tutti i risultati ottenuti.
  • Considerare approcci comuni al decision making.
  • Vagliare i casi che si discostano dalla norma, o la presenza di anomalie.
  • Domandarsi sempre cosa sarebbe successo se si fosse eseguito un compito contrario a quello che stiamo perseguendo.

Ferris e il principio di paura

La paura o l’incertezza, ma soprattutto la mancanza di autostima, sono spesso i limiti che molti vivono come un ostacolo insormontabile.

Secondo Tim Ferris è proprio partendo dalla sensazione della paura che è possibile raggiungere grandi risultati.

Dalle parole di Tim Ferris:

«Se sei preoccupato non risolverai i tuoi problemi, così come se hai ansia o incertezza.

Tutti quelli che affrontano un cambiamento potrebbero fallire, ma bisogna metterlo in conto e capire quali sono i passi per tornare alla situazione precedente.  

Come si riesce nel business e nella vita? Diventando indispensabili per il tuo capo o per l’azienda che gestisci.

Puoi farlo solo se sei disposto ad assumerti più responsabilità. Così avrai sempre qualcosa su cui far leva per negoziare migliori condizioni, come più tempo libero».

Diversi sono i video nei quali Tim Ferris racconta come affrontando la paura ha sconfitto alcuni scheletri nascosti nell’armadio ottenendo risultati sorprendenti. Vediamo uno stralcio:

Ferris e le muse

Per riuscire a raggiungere tali risultati diventa indispensabile creare un business digitale che ci consenta di riuscirci a garantire una maggiore libertà di gestione, attività che Ferris definisce “muse”. Il principale obiettivo è riuscire a creare un veicolo automatico necessario a generare denaro senza però consumare tempo, obiettivo che può essere perseguito solamente grazie alle due priorità: flusso di cassa e tempo, solo tramite queste due categorie tutte le cose diventano possibili.

Il grande successo di Tim Ferris

Già dal titolo del libro Ferris cattura l’attenzione del lettore, dato che sembra promettere l’impossibile ai numerosi manager e uomini d’affari sommersi dalle numerosi attività e documenti, mail e chiamate telefoniche.

Molti hanno decisamente apprezzato l’analisi condotta dal guru del recupero del tempo e della strategia d’azione per riuscire a guadagnare tempo e denaro.

Ferris suggerisce di utilizzare la tecnologia per cercare di ridurre gli impegni quotidiani che potrebbero ingolfare le giornate di migliaia di impiegati e dirigenti, sempre alle prese con un considerevole numero di e-mail.

Secondo Ferris potrebbe essere efficace usare la tecnologia per selezionare le mail cercando di rispondere solamente a quelle più importanti, cancellando le inutili e consegnando ad un consulente esterno quelle poco importanti, un personal assistant.

Low information diet

La dieta dell’informazione limitata suggerisce al manager di concentrarsi esclusivamente su una cosa alla volta, cercando di partecipare alle riunioni che riescono a produrre una decisione per non più di mezz’ora, ma soprattutto di delegare le decisioni meno rilevanti ad ulteriori collaboratori.

La grande abilità di Ferriss è stata quella di intercettare un malessere particolarmente diffuso nella società, sempre più sommersa di aspetti tecnologici ma con sempre meno tempo a disposizione da dedicare alle varie attività quotidiane.

Critiche a Tim Ferris

Come tutti i più grandi, i personaggi di spicco attirano a sé plausi ma anche critiche, e Ferris non fa eccezione.

Secondo alcuni nelle sue teorie esistono delle incongruenze: ad esempio, la campagna di promozione del suo libro lo ha impegnato decisamente più del tempo promesso dallo stesso autore, quindi ben oltre le 4 ore settimanali.

Concludendo possiamo affermare che…

Sicuramente un personaggio come Tim Ferris per noi di padronedeltempo.com non può che essere una grande fonte d’ispirazione dalla quale attingere ogni strategia o strumento utile ad una buona gestione del tempo.

E’ vero che il tempo è limitato, tuttavia tale limite può essere aggirato applicando delle strategie che ci impediscano di dissiparlo in compiti inutili che potrebbero solo allontanarci dagli obiettivi prefissati.

Ne abbiamo parlato in numerosi articoli.

E per voi quanto conta il tempo che avete a disposizione? Ma soprattutto, a quali strategie, app o tecniche vi rifate per riuscire a risparmiare tempo?

Irene Giordano