Ragazza che fa il segno del silenzio.

“In un atteggiamento di silenzio l’anima trova il percorso in una luce più chiara, e ciò che è sfuggente e ingannevole si risolve in un cristallo di chiarezza”
Gandhi

Il silenzio, non ha certo bisogno di presentazione, è il re indiscusso che tutti cercano, soprattutto dopo una giornata di frastuono e di rumori.

Il silenzio è d’oro e, come sosteneva Jonathan Franzen , “C’è una pericolosa tristezza nei primi rumori delle attività mattutine altrui, sembra che il silenzio soffra, quando qualcuno lo rompe” e in effetti la magia del silenzio delle prime luci dell’alba potrebbe riuscire ad estasiare chiunque, contribuendo al raggiungimento di un relax quasi paradisiaco.

Effetti dell’inquinamento acustico sulla salute

Dal suono del clacson suonati con maggiore insistenza da automobilisti particolarmente impazienti, al ritmo frenetico della quotidianità che continua a fluire incessantemente, ai rumori tipici di una grande metropoli, tutti i suoni e i frastuoni che riecheggiano negli ambienti contribuiscono a rallentarci, a confonderci ma soprattutto a stressarci.

Infatti sarebbe proprio il silenzio ad essere in grado di infondere calma, ad allontanare ogni pensiero negativo ma soprattutto, secondo diverse ricerche, a migliorare sensibilmente la propria vita, avendo un impatto positivo sul benessere delle persone.

Secondo uno studio condotto nel 2011 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno almeno 3000 infarti sarebbero causati proprio dall’inquinamento acustico.

Da diverso tempo sono noti gli effetti che l’inquinamento acustico provoca nell’uomo, esiste infatti una corrispondenza con la maggiore incidenza di disturbi del sonno e problemi cardiaci.

Effetti degli ambienti rumorosi in azienda

Dalle riunioni improduttive o organizzate nel peggiore dei modi, all’uso di strumenti tecnologici decisamente poco user friendly, ma soprattutto gli ambienti troppo rumorosi non favoriscono di certo la concentrazione, ma al contrario causano la perdita di efficienza del lavoro e della produttività.

Secondo uno studio di Jabra dal nome “Produttività in ufficio: le nuove sfide” condotto su un campione di 2.500 dipendenti, il 46% dei dipendenti intervistati sostengono che il rumore è la motivazione che maggiormente distrae i dipendenti dal proprio lavoro in ufficio, mentre il 28% è infastidito dalla quantità di mail che riceve.

Tra le principali distrazioni segnalate dai dipendenti intervistati le più comuni e frequenti sono proprio i rumori come indicato dal 46%, a seguire le interruzioni dei colleghi con il 43% e infine il numero delle mail per il 28%.

Tutti gli ambienti lavorativi pullulano di continue distrazioni ecco perché allontanarsi dal rumore, soprattutto quello mediatico, è fondamentale per aumentare la propria efficienza e produttività lavorativa in azienda.

Come alcune aziende hanno risolto il problema

Per riuscire ad ovviare ai fastidiosi rumori che possono distrarre i dipendenti durante le ore lavorative diverse aziende hanno messo in pratica vari stratagemmi più o meno efficaci.

Uno dei trucchi utilizzato è la produzione di un “rumore rosa”, un ronzio simile a quello dei sistemi di ventilazione che è pensato per essere identico alle frequenze della voce umana, ma che consente di non essere distratti dalle conversazioni che si tengono fino a oltre sei metri di distanza.

In altre circostanza le aziende creano delle zone private , spazi completamente divisi utili a ritirarsi in caso di conversazioni telefoniche o videocall su Skype, soluzioni che consentono di portare avanti il proprio lavoro senza necessariamente intralciare il proprio collega.

Eliminare il rumore mediatico e fisico: vantaggi

Il silenzio dovrebbe essere parte integrante della vita dell’uomo, ma non in contrapposizione al rumore ma con un ruolo attivo, ovvero come una sorta di cura rigenerativa.

Secondo lo studio condotto da Imke Kirste della Duke University “due ore di silenzio al giorno solleciterebbero lo sviluppo cellulare nell’ippocampo, la regione del cervello collegata alla formazione della memoria”.

E allora, perché non cominciare eliminando gran parte del rumore mediatico che le nuove tecnologie ci spingono a subire?

In una recente intervista di Ezra Klein, il giornalista e autore di Vox, ha suggerito che tutti i pensatori e gli scrittori per una migliore concentrazione debbano uscire dal mondo di Twitter e personaggi di spicco come lo psichiatra Carl Jung, il governatore della California Jerry Brown e il membro del Congresso dell’Ohio Tim Ryan non hanno nascosto l’importanza del silenzio per il loro raggiungimento del successo personale e lavorativo.

Ma il silenzio non implica necessariamente l’assenza di distrazione, il vero silenzio quello che riesce a rigenerare l’animo umano è la profonda riflessione, la meditazione il distaccarsi dal mondo per ritagliarsi uno spazio intimo, utile spesso a rigenerare le proprie energie.

Hal Gregersen in un recente articolo pubblicato su HBR, ha affermato che grazie alla coltivazione del silenzio è possibile raggiungere e creare nuove idee.

Quando siamo fissati su cosa fare a breve, o cosa dover dire durante un discorso, è difficile che possano svilupparsi delle idee nuove e radicalmente differenti.

Le idee nascono proprio quando si cade in una modalità di profonda attenzione e silenzio, o meglio introspezione.

Alcune regole per riuscire a raggiungere la quiete del silenzio

  • Ritagliarsi uno spazio anche di pochi minuti per rifugiarsi nel proprio silenzio, resettando lo stress e i pensieri e praticando meditazione e riflessione
  • Organizzare un pomeriggio per trascorrere alcune ore in mezzo alla natura, diverse sono le esperienze che indicano come immergersi nella natura possa migliorare la capacità del pensiero creativo
  • Staccarsi completamente da qualsiasi tipologia di rumore mediatico, dalle mail, alle notizie o gli intrattenimenti, nonostante siano presenti comunque i rumori della famiglia e del lavoro si potrà comunque godere dei benefici riposando dal continuo monitoraggio del social media
  • Prendere del tempo per se stesso e trova un rifugio per la meditazione, anche un breve ritiro può aiutare a raggiungere l’ascolto più intimo e risvegliare la propria intuizione. Il giornalista Andrew Sullivan ha descritto il suo rifugio come “l’ultima detox”.

Attività ludiche vs. quiete silenziosa

Possiamo affermare che le migliori idee nascono necessariamente in totale silenzio, in quanto seppur vero che nella quotidianità e secondo le proprio attitudini personali sono diverse le attività che ci consentono di raggiungere un profondo stato di quiete personale, come la musica, giochi, un libro o una passeggiata, è pur vero però che solamente una meditazione intima e profonda potrà avvenire in totale silenzio.

D’altronde se personaggi di spicco hanno raggiunto la popolarità attesa e il successo con grandi pause di “silenzio” perché non provarci anche noi?

Risorse consigliate

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Irene giordano

Foto del Palazzo di Westminster.

“una lingua diversa è una diversa visione della vita”
cit. Federico Fellini

Ampliare le prospettive e riuscire ad avere una visione d’insieme del mondo è fondamentale per sentirsi assolutamente “completi” e a proprio agio in ogni piccolo angolo del mondo, ecco perché la conoscenza delle lingue non solo arricchisce l’anima ma amplia le proprie aspettative sociali e professionali.

Una delle skill che ultimamente molti freelance tendono a perseguire è l’apprendimento delle lingue straniere, ma in special modo dell’inglese, in quanto ci permette di trovare maggiori spunti e maggiori opportunità lavorative.

Ma perché è così importante conoscere l’inglese?

Tutte le lingue sono ormai divenute parti integranti della quotidianità lavorativa e sociale, è possibile sentirsi stranieri anche solo non riconoscendo alcuni termini ascoltati per radio, tv, o magari in negozi e a scuola.

Molti termini negli ultimi anni sono sempre più presenti nella realtà quotidiana, e non conoscerli equivale ad un auto-esclusione sociale.

Imparare una lingua però non è sempre così semplice, specie se non si ha una buona base quanto meno dal punto di vista grammaticale.

Molti sono i pregiudizi legati alla possibilità che un italiano riesca ad imparare perfettamente la lingua inglese, a differenza dei paesi dell’Europa del nord dove già da ragazzi parlano in maniera fluente l’inglese; in Italia, ma anche in Spagna ed in Francia sembra che ci siamo maggiori difficoltà.

L’approccio di studio formalistico utilizzato principalmente in Italia e ormai obsoleto, tende a lasciare l’impressione di non essere effettivamente portati a parlare una nuova lingua, metodo che contribuisce sostanzialmente a creare disagio nello studente, e attivando quel processo della profezia che si auto-avvera.

La mancanza di fiducia dà luogo ad un effetto pigmalione, la suggestione di “non essere in grado” o “ non essere portati” diventa così forte da avere effetti reali sull’incapacità di riuscire a parlare fluentemente una nuova lingua.

Paesi del nord: metodo visivo, cinetico e uditivo per apprendere l’inglese

Di certo però tale differenza potrebbe dipendere dal metodo di studio utilizzato, spesso basato quasi esclusivamente sulla conoscenza grammaticale della lingua, con insegnante di lingua italiana e con una poca attenzione alla comunicazione orale che viene completamente svilita.

Tale approccio linguistico tende infatti a non sentirsi assolutamente portati all’ascolto e alla comunicazione in inglese.

Svezia, Olanda e Danimarca durante l’ultimo English Profiency Index si sono distinti invece per il metodo di studio utilizzato in ambito didattico, che privilegia l’insegnamento da parte di insegnanti madrelingua e che usufruisce di un metodo che stimola i sensi dello studente tramite tre metodi di apprendimento, ovvero uditivo, visuale e cinetico/tattile.

Lo studente potrà apprendere la lingua interagendo con l’insegnante anche tramite drammatizzazioni in cui si usano immagini ( metodo visuale ) e gesti ( metodo cinetico/tattile).

Per quanto riguarda il mondo professionale, chi deve migliorare le basi e vuole aumentare il livello di conoscenza della lingua, si accorgerà solo dopo diverso tempo e dopo aver tentato differenti approcci tempo, qual è la tecnica più adatta al proprio percorso.

C’è chi impara alcune nozioni per poi gettarsi nella pratica linguistica in un paese straniero tramite viaggi studio o di lavoro, e chi impara a padroneggiare l’inglese seguendo film, serie tv in lingua originale.

L’apprendimento di una nuova lingua dipende dal cervello

Imparare una nuova lingua comporta delle modifiche anatomiche del proprio cervello, e più determinate aree cerebrali vengono usate e modificate, più diventano forti, grazie alla neuroplasticità.

Per imparare una nuova lingua diverse saranno le abilità necessaria, indispensabile una buona memoria per l’acquisizione di tutti i vocali e la motivazione che ci guiderà nella scelta del metodo di studio più adeguato.

Tuttavia, il protagonista assoluto per l’apprendimento di una nuova lingua è il cervello.

Secondo diversi studi scientifici, infatti, l’apprendimento linguistico non dipende necessariamente dalla sola motivazione, in quanto diversi sono i fattori che lo influenzano: alcuni derivati dalla genetica altri invece dall’esperienza.

Il cervello nell’acquisizione della terminologia ma anche nella formazione delle frasi dal punto di vista grammaticale tende ad agire per associazione con la propria lingua d’origine, ecco perché secondo Kirsten Weber, una neurobiologa del Max Planck Institute, il nostro cervello usa un meccanismo per costruire e rinforzare una rete neurale per elaborare le sequenze delle nuove parole apprese.

Secondo la teoria chiamata “now or never bottleneck” sarebbero proprio i primi approcci a determinare la sorte del proprio apprendimento linguistico, in quanto il cervello elabora gli input linguistici immediatamente, così da non essere poi perduti da input successivi.

Metodo Pimsleur per imparare una nuova lingua

Tale metodo inventato dallo statunitense Paul Pimsleur sfrutta la moderna mnemotecnica della ripetizione dilazionata, ovvero il meccanismo utilizzato dai bambini per l’apprendimento della loro madrelingua.

Il metodo si basa esclusivamente sull’ascolto e la ripetizione ma non è assolutamente prevista una spiegazione grammaticale.

Il metodo di Pimsleur sfrutta 4 principi fondamentali volti all’apprendimento di una nuova lingua:

  • Metodo della ripetizione spaziata: le parole o le frasi vengono ripetute a intervalli prestabiliti al fine di memorizzarli a lungo termine, in quanto è scientificamente provato che si ricordano meglio le parole con poche ripetizioni su lunghi intervalli piuttosto che tante ma ad intervalli brevi
  • Anticipazione: Pimsleur utilizza la tecnica della “sfida a risposta” richiedendo allo studente di raggiungere la frase corretta, tale tecnica aiuta lo studente a rispondere in maniera attiva, ovvero il principio che riflette meglio le conversazioni della vita reale.
  • Vocabolario base: conosciuto anche in ambito economico come principio 80/20 inizialmente sviluppato da Pareto, il sistema di Pimsleur si concentra sulla memorizzazione delle parole più comuni, tramite una selezione accurata.
  • Apprendimento organico: il metodo Pimsleur tende a far lavorare lo studente sia sul vocabolario, che sulla grammatica e sulla pronuncia tutto in una volta, insegnando anche frasi che hanno un uso pratico nella vita quotidiana.

Sicuramente il metodo Pimsleur è un sistema innovativo che lavora tantissimo sulla pronuncia e sulla comprensione, oltre ad essere realmente molto pratico ecco perché preferito da molti professionisti che vogliono imparare perfettamente una lingua straniera.

Apprendere l’inglese grazie alle app

Al giorno d’oggi però internet ma anche le diverse applicazioni presenti sui nostri tablet o smartphone ci consentono di esercitarci in qualsiasi momento della giornata, magari sentendo una pronuncia corretta, ripetendo delle frasi, vedendo delle immagini associate a delle parole o magari effettuando degli esercizi tattili sui dispositivi mobili.

Ecco alcune delle app più popolari:

Duolingo, disponibile per Android e dispositivi Apple,  ti consente di apprendere l’inglese divertendoti.

ABA, anch’essa disponibile per Android e dispositivi Apple, se vuoi affrontare l’apprendimento in modo professionale.

Memrise, app studiata per aiutarti a memorizzare quanti più vocaboli possibile, per Android e dispositivi Apple.

Conclusioni

Possiamo concludere dicendo che a prescindere dalla strategia o dal metodo scelto, ognuno di noi dovrebbe aprirsi verso nuove lingue per il proprio arricchimento personale, ma anche professionale.

Padroneggiare con la lingua inglese ad oggi significa per un freelance solo imparare a comunicare verbalmente , scambiandosi informazioni e lavorando con professionisti, ma si tratta principalmente di ottenere una forte credibilità acquisendo uno spessore internazionale dai propri aggiornamenti professionali e orizzonti lavorativi, riuscendo ad ottenere importanti ripercussioni sul proprio portfolio clienti.

E tu ti sei mai scornato con l’inglese? Raccontaci la tua esperienza scrivendo nel box dei commenti qui sotto. Sarà utile per tutti i lettori del blog.

Irene giordano

Un libro aperto, simbolo di cultura e formazione.

Nell’era della post verità, in cui molti pretendono di esserne portatori ma pochi si impegnano a cercarla davvero, non mancano episodi di scoperte teoricamente sensazionali che finiscono per risultare in un grande bluff.

Altre proposte appaiono di più modesta natura, ma spesso accade che sono proprio queste ultime a far quadrare il cerchio, perché non hanno velleità di puntare alla Luna ma operano con i piedi ben ancorati al terreno del fattibile.

O per dirla con una citazione: “dai diamanti non nasce niente… eccetera, eccetera.”

La regola delle 10.000 ore: storia di un mito sfatato

Nel 2008 il giornalista canadese Malcolm Gladwell assurse agli onori della cronaca grazie alla pubblicazione di quello che rimane tutt’oggi il suo libro più famoso: Outliers, distribuito anche in Italia con il titolo di Fuoriclasse. Storia naturale del successo (Mondadori, 2010).

Il saggio raccontava il processo di formazione di alcuni giovani violinisti di un conservatorio tedesco, e di come questi si adoperassero all’interno e all’esterno dell’istituto per diventare i migliori al mondo nel loro campo.

Poggiando i propri postulati sull’esperienza dei giovani musicisti, e adducendo alla tesi altri esempi simili, Gladwell arrivava a brevettare quella che è poi passata alla storia come regola delle 10.000 ore.

Semplificando molto, secondo l’autore chiunque può diventare un esperto mondiale nel proprio campo di studi se studia (o fa pratica) per almeno 10.000 ore.

Tuttavia, l’entusiasmo iniziale riguardo a una tale golden rule – dovuto probabilmente all’idea che si fosse trovata l’equazione perfetta del rapporto che sussiste fra sacrificio e successo – è stata ben presto e ripetutamente smorzato, sia da fonti straniere che italiane.

Le ragioni sono presto dette: non è possibile tracciare con certezza matematica un schema che tenga conto di tutte le variabili di ogni attività, campo di studi o settore di ricerca. Le variabili in questione sono semplicemente troppe, troppo diverse fra loro e troppo imprevedibili.

Lo stesso Gladwell aggiusterà successivamente il tiro, affermando di essere stato probabilmente frainteso nelle intenzioni, in quando il suo scopo era quello di dimostrare come con almeno 10.000 ore di studio si potessero raggiungere traguardi ragguardevoli.

Si torna quindi al punto di partenza, dove l’unico assioma esatto è quello che ci hanno insegnato sin dalle scuole elementari: l’impegno deve esserci per tutti, ma ognuno ha i suoi tempi e i suoi metodi per arrivare ad un traguardo comune.

E tu sei disposto a studiare un metodo che porti risultati concreti alla tua attività? Semplice ma efficace? Fai click sul pulsante qui sotto.

 

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Esiste un’alternativa?

Ma è davvero tutto qui? Dobbiamo davvero accettare l’idea che non ci sia un qualche tipo di percorso preferenziale da seguire, testato sul campo e dalla sicura riuscita, per arrivare più agevolmente alla vetta del successo?

Anche in questo caso, la risposta è ni.

Stando alle dichiarazioni di alcuni personaggi che “ce l’hanno fatta” davvero, infatti, un piccolo trucco potrebbe facilitare la tua ascesa al successo. Si chiama “regola delle 5 ore”, e proveremo a descriverla in dettaglio nelle righe che seguono.

La regola delle 5 ore: fare poco per ottenere tanto

In più di un’occasione, guru del calibro di Mark Zuckerberg, Oprah Winfrey e Bill Gates hanno ammesso di ricorrere a questo stratagemma per aumentare la produttività e migliorare le proprie conoscenze nell’ambito di lavoro in cui sono abituati ad operare.

In cosa consiste questa sana abitudine?

Molto semplicemente, nel riservare un’ora al giorno per cinque giorni a settimana allo studio e alla formazione, indipendentemente dal tipo di attività che si conduce e da quanto sia serrata la propria agenda di impegni.

La prima obiezione che salterà alla mente del lettore più attento (o impegnato), sarà sicuramente quella di non avere abbastanza spazio di manovra per dedicare un’ora al giorno alla formazione. E questo è il più grande errore che si possa commettere.

Abbiamo già visto infatti come pianificare attentamente le proprie settimane e le proprie giornate sia una delle più importanti – se non la più importante – fra le cinque leggi naturali che sono alla base del successo. Prendersi un attimo di pausa, mettersi a tavolino e individuare un momento giornaliero da dedicare alla formazione deve essere obbligatoriamente un aspetto di tale pianificazione.

D’altronde, se ci sono riusciti due fra gli uomini più impegnati al mondo, non v’è ragione per cui non debba riuscirci anche tu.

Le fasi della regola delle 5 ore: lettura, riflessione e sperimentazione

Il modo migliore per non trasformare una regola produttiva in qualcosa di pesante e noioso, è quello di dividere il tempo che le riserviamo in tre fasi egualmente importanti: lettura, riflessione e sperimentazione.

Sarebbe poco saggio spezzare ogni ora in tranche da 20 minuti, quindi potresti utilizzare tre delle cinque ore settimanali per leggere, una per riflettere, una per sperimentare.

Lettura

So di non sapere

affermava uno dei più grandi sapienti di tutti i tempi, ovvero Socrate.

Pertanto, anche se ti consideri il maggior esperto mondiale del tuo settore, continuare a studiare non ti farà male.

Al contrario, ti permetterà di spingere ancora più in là l’asticella del tuo know how, e magari arrivare laddove nessuno dei tuoi competitor è arrivato prima.

Il primato è una cosa che va conquistata sudando e formandosi, e solo continuando a studiare è possibile mantenerlo.

Perché nonostante questa sia l’era dell’informatica, la lettura rimane comunque lo strumento più potente per aprire le porte della consapevolezza.

Riflessione

Chiaramente, limitarsi a sfogliare delle pagine non è indice di sicuro apprendimento: lo studio va messo in pratica.

Questa è la ragione per cui delle 5 ore che dedicherai alla formazione, una dovrai riservarla alla riflessione: porsi delle domande su ciò che si è appreso costituisce la corsia preferenziale per il miglioramento intellettivo.

Quella della riflessione è un’attività che può essere fatta in piena autonomia e solitudine, magari in uno spazio isolato e silenzioso, oppure in compagnia di chi ti supporta nella tua attività, in modo tale da poter avere un elemento di confronto con cui scambiare opinioni, capire se hai avuto un’intuizione giusta o semplicemente essere messo alla prova.

Se sei alla guida di un’azienda che conta numerosi dipendenti, un momento di condivisione collettivo potrebbe essere l’ideale per far germogliare il seme dell’innovazione. D’altronde non si è mai visto che – se incanalata sulla stessa linea d’onda – l’azione combinata di tanti cervelli abbia prodotto meno risultati di quella di una sola mente.

Sperimentazione

La parte finale della regola delle 5 ore sarà volta alla sperimentazione, ovvero a trasformare in azioni pratiche quello che si è letto e su cui si è riflettuto.

Attenzione: sperimentare non è sinonimo di riuscire, ma neanche di andare a tentoni.

Sperimentare vuol dire agire con metodo in una determinata direzione solo dopo che si sono acquisite delle solide basi teoriche sulle quali si è avuto moto di ragionare; senza formazione e riflessione, sperimentare non costituisce altro che una perdita di tempo.

Ricordati dunque che come sempre il segreto sta nel sapersi bilanciare.

Se da un lato non ha senso andare a tentoni in un campo di cui si ha poca scienza, dall’altro non devi avere la presunzione studiare sia sinonimo di successo immediato.

Il successo si costruisce mattone dopo mattone, lettura dopo lettura e sperimentazione dopo sperimentazione.

E se sarai bravo e costante, tutti i fallimenti che dovrai sopportare saranno poca cosa se paragonati ai frutti di un’operazione condotta in seno alla diligenza.

Appendice: come formarsi oggi?

Nel paragrafo precedente ci siamo soffermati su quanto sia importante leggere per raggiungere una formazione tale da garantire una corretta gestione della propria attività lavorativa.

Vero è che oggigiorno ci troviamo spesso di fronte alla duplice sfida di dover recuperare materiale cartaceo che non è immediatamente disponibile in Italia, oppure viceversa di avere una scelta di canali su cui condurre la formazione talmente vasta da non sapere quale scegliere.

Si tratta in entrambi i casi di problemi assolutamente risolvibili. Disponiamo infatti di tutti i mezzi per affrontarli, e questi mezzi portano il nome di e-book e corsi online.

Li esaminiamo meglio nelle righe che seguono.

Gli e-book, dove trovarli gratis e a pagamento

Il concetto di e-book viene spesso associato a quello di illegalità. Al pari di film, musica e software, anche i sostituti dei cari vecchi testi cartacei non godono di una fama propriamente positiva, poiché questi vanno scaricati dal web e col passare degli anni pare essersi sempre più calcificata l’equazione “download = pirateria”.

Questo non è vero, perché esistono molti portali che in maniera del tutto gratuita o a fronte di una piccola spesa permettono di recuperare praticamente qualsiasi titolo si desideri.

Dove trovare e-book gratuiti

Uno di questi è il celebre Amazon, che nella sua sezione dedicata all’editoria propone ciclicamente una serie di testi in formato digitale a costo zero.

Come non citare poi il Project Gutenberg, quello che probabilmente è stato il primo sito web a pensare ad una diffusione di massa della cultura in formato digitale.

Ideato già nel 1971 come semplice archivio digitale e divenuto ben presto un punto di riferimento per chiunque cerchi buona letteratura, il portale oggi raccoglie circa 50.000 volumi, prevalentemente di genere letterario e di pubblico dominio.

“Genere letterario” è spesso differente da “letteratura di settore”, ma nessuno ha detto che una buona formazione vada fatta esclusivamente su testi tecnici: un buon romanzo d’autore spesso apre la mente più di qualsiasi volume scientifico.

Sulla stessa falsariga si muove l’italianissimo LiberLiber, che al modico prezzo di 2€ ti permette di scaricare oltre 3.500 volumi in edizione integrale, tutti in italiano e nel formato che preferisci (quindi PDF, ePub e Mobi).

E-book a pagamento: i migliori database

Se invece ciò di cui hai bisogno sono testi settoriali, specializzati e tecnici, il nostro consiglio è quello di mettere da parte l’avarizia e spendere la giusta somma per una formazione di alto livello.

Il già citato store di Amazon è uno dei migliori lidi ai quali guardare, poiché mira a fornire una copia digitalizzata di quasi ogni libro venduto.

In tal senso, il database di Amazon è battuto in quanto a numeri forse solo da quello di iTunes, il quale però ha il vantaggio di vendere solo testi in formato digitale, dedicandosi quindi ad avere un catalogo elettronico sempre più fornito e vario.

Se invece sei un utente Android e leggi da dispositivi Android, potresti dare un’occhiata allo Store di Google, autodefinitosi – non sappiamo quanto a ragione – “la più vasta raccolta al mondo di e-book”.

I corsi online

A volte la formazione in autonomia può non essere sufficiente, ed è necessario iscriversi ad un corso. Tuttavia, se già è stato difficile riuscire a trovare cinque ore a settimana da dedicare all’apprendimento, figuriamoci quanto potrebbe esserlo seguire delle vere e proprie lezioni.

Anche in questo caso, niente paura: ci pensa l’internet.

Negli ultimi anni, il mondo dei corsi di formazione online ha guadagnato sempre più appeal e credibilità. Come accade per ogni settore in crescita che si rispetti, non mancano proposte farlocche o vere e proprie truffe, quindi il consiglio è quello di farsi furbi e puntare direttamente a lezioni impartite da veri professori facenti capo a vere università.

Non sarà necessario iscriversi ad alcun ateneo, né fisico né virtuale, in quanto piattaforme come Future Learn e Coursera hanno fatto la loro fortuna proprio stipulando accordi con i più prestigiosi atenei del mondo, dando quindi a chiunque la possibilità di seguire un corso di Harvard senza dover volare negli Stati Uniti.

Molti di questi corsi, detti MOOC (‘Massive Open Online Courses’) sono gratuiti ed aperti a tutti; le lezioni sono a cadenza settimanale ma possono essere seguite, interrotte e riprese in qualsiasi momento grazie al fatto che ogni materiale didattico viene salvato e immagazzinato online per future consultazioni.

Alla fine del corso si riceve un attestato, che non sarà equipollente al superamento di un esame universitario ma che avrà una validità istituzionale. Senza considerare il fatto che – diciamocelo onestamente – non farà certo brutta figura sul curriculum.

In alternativa, puoi testare il sistema che ti proponiamo noi di PadroneDelTempo, semplice, concreto ed efficace. Tutto quello che devi fare è un click sul pulsante qui sotto.

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Conclusioni

Riassumendo, in questo articolo abbiamo provato a gettare luce sul fatto che non esiste una vera e propria equazione in grado di regolare il rapporto fra ore di preparazione e garanzia di successo, e questo è evidente dall’inapplicabilità della regola delle 10.000 ore.

Dedicare un momento di ogni giornata alla formazione è però importante, ed una tecnica poco invasiva ma certamente utile è quella nota come “regola delle 5 ore”.

Rispettare le tre fasi della formazione, ovvero lettura, riflessione e sperimentazione, è il minimo che ti venga richiesto affinché la formazione sia produttiva piuttosto che uno spreco di tempo.

Un buon modo per far fruttare questa regola è quello di affidarsi alle risorse di cui la rete abbonda, come gli e-book – più leggeri e pratici dei libri cartacei – ed i corsi online.

Questi ultimi con il passare degli anni stanno diventando sempre di più e sempre migliori, soprattutto grazie al felice rapporto che si è venuto a creare fra alcune piattaforme e le Università.

Ora hai tutti i mezzi per pianificarla, sta a te capire dove orientare la tua formazione e quali momenti della settimana dedicare a questo importantissimo momento.

Su Padronedeltempo.com abbiamo provato a darti una mappa, la qualità del viaggio dipende solo da te!

Anche tu disponi di un metodo per fare pratica, studiare ed aumentare il tuo know how nonostante una vita intensa e un’agenda fitta?

Pensi che il tuo metodo possa superare in efficacia quello della regola delle 5 ore? Faccelo sapere nei commenti! Saremo felici di portarlo all’attenzione dei nostri lettori.

Foto di un freelance in un ufficio mentre sta usando uno smartphone.

Diventare un freelance: i vantaggi

Al giorno d’oggi, avere un’occupazione come freelance da casa è il sogno di molti giovani che non riescono a trovare il loro posto in un mondo del lavoro sempre più competitivo e sempre meno meritocratico.

Avviare una carriera in questo settore è in realtà più semplice di quello che si creda: basta seguire alcuni piccoli accorgimenti riguardo le modalità di candidatura ed i luoghi in cui cercare le offerte. Il risultato non è assicurato, ma se si decide di scalare una montagna, male non farà disporre delle giuste attrezzature.

È inutile negarlo. Se c’è stato qualcuno che all’inizio di questo millennio ci ha visto lungo, sicuramente si è trattato di chi ha saputo cogliere il profondo potenziale della rete. Ed ha capito che era possibile trarne un guadagno.

Certo, si è trattato di un processo lungo e per qualcuno anche doloroso, che ha richiesto un notevole periodo di assestamento, ma non si può negare l’evidenza che oggi una buona fetta di italiani sbarca il lunario grazie alla rete gestendo ad esempio un piccolo e-commerce, un blog personale, o creando contenuti per conto terzi.

Di pari passo all’aumento delle attività che è possibile eseguire grazie ad un computer e ad una connessione internet, sono aumentati i datori di lavoro alla ricerca di collaborazioni da effettuare esclusivamente da remoto, e la figura del freelance è stata investita di un nuovo significato, allargato nella semantica ma allo stesso tempo più focalizzato alle collaborazioni virtuali.

Su Padronedeltempo.com abbiamo già gettato in altre occasioni una luce sul mondo dei contemporanei lavoratori freelance, condividendo con i nostri lettori qualche consiglio utile su come aumentare la propria produttività quando si lavora come “lance libere”.

È quindi inutile sottolineare come la rete abbondi di guide come questa, sebbene nella maggior parte dei casi l’obiettivo di chi le propone (non è questo il caso) è quello di venderti un bene o un servizio, andando a minare il fine ultimo che ogni guida del genere dovrebbe preporsi: quello di informare.

I quattro interrogativi del lavoratore freelance

Proviamo a farlo noi, nella speranza che questo piccolo vademecum possa essere una delle poche voci fuori dal coro. Lo faremo cercando di rispondere alle quattro domande che ogni lavoratore freelance si pone soprattutto agli inizi della propria carriera, ovvero:

  1. Quali sono i siti migliori in cui cercare lavoro?
  2. Come si compila un buon curriculum vitae?
  3. La lettera di presentazione serve davvero?
  4. Ci sono altri tips & tricks che dovrei conoscere per non rischiare di essere coinvolto brutte esperienze?

Probabilmente non riusciremo a dare una risposta esaustiva a tutti e quattro gli interrogativi. Ma vale la pena provarci.

1.    Dove cercare lavoro, e a cosa fare attenzione

Partiamo dal presupposto che, al cospetto alla sterminata quantità di annunci di lavoro presenti in rete, il buon freelance deve prima di tutto avere l’occhio lungo. Non pochi sono infatti i committenti che propongono collaborazioni remunerative a lungo termine, le quali si invece risulteranno essere una forma di sfruttamento 2.0.

È quindi necessario sviluppare sin da subito una visione acuta dell’ambiente in cui effettua la ricerca, anche perché – come vedremo nelle righe che seguono – a differenza di quello che potrebbe sembrare le offerte non mancano, sono distribuite su portali anche molto diversi fra loro e quindi necessitano di una vagliatura specifica a seconda del contesto nel quale vengono consultate.

Suddivideremo gli ambiti della ricerca di un lavoro freelance online in quattro categorie, che andranno da quelle che contemplano siti comprensivi di ogni tipo di annuncio, ai portali e social network specifici per il mondo del lavoro.

Le illustriamo di seguito.

Siti di annunci a carattere generalista

I siti e portali web più noti nei quali ricercare offerte sono quelli che conosciamo tutti, e che riportiamo di seguito per amore di trasparenza. Partiamo dai colossi dell’inserzionismo come Subito.it, Bakeca.it e Kijiji.it, la costola di eBay dedicata agli annunci personali. Questi tre, pur essendo dotati di una sezione di annunci dedicata a praticamente qualsiasi categoria (case, automobili, elettronica, ecc.) ne contemplano una per chi offre e cerca lavoro.

Nell’ipotesi che la tua professione sia quella del grafico di siti web, inserendo le giuste chiavi di ricerca come ad esempio “web designer”, ti troverai di fronte ad un buon numero di annunci in cui si cerca una figura come la tua. Ma, come dicevamo sopra, bisogna avere fiuto per evitare le fregature.

È possibile individuare immediatamente un annuncio degno di attenzione dalla qualità dell’enunciato e dalla completezza dei dettagli che fornisce: correttezza stilistica ed una chiara e trasparente esposizione del tipo di offerta e della remunerazione prevista sono sinonimi di una maggiore attenzione da parte dell’inserzionista a premiare la qualità.

E nell’era di internet premiare la qualità vuol dire cercare il meglio e offrire il meglio, anche ai propri collaboratori.

Agenzie interinali e aggregatori di offerte di lavoro

In un mondo in cui la soggettività viene messa sempre più da parte a vantaggio dell’oggettività, anche le agenzie interinali hanno dovuto adattarsi, trasferendo tutto il loro database di offerte di lavoro in rete.

Dimentica quindi di trascorrere intere giornate a zonzo andando a far visita a tutti i responsabili di risorse umane della città: se hai puntato una o più agenzie interinali, probabilmente potrai sbrigare tutte le pratiche di registrazione e reclutamento online.

Non faremo i nomi di nessuna per una questione di correttezza, ma una semplice ricerca su Google ti aiuterà ad avere le idee più chiare.

Quello che possiamo fare è invece suggerirti alcuni dei siti web che hanno come una missione quella di raccogliere annunci relativi al mondo del lavoro, assestandosi quindi in una posizione intermedia fra quella dell’aggregatore di annunci generico e l’agenzia per il lavoro. InfoJobs, Indeed e Monster sono solo tre fra i tanti, e a differenza della tripletta citata nel paragrafo precedente ti danno la possibilità di inserire il tuo curriculum e di creare un profilo personalizzato con tanto di foto ed esperienze pregresse.

Teoricamente, tutte queste informazioni saranno messe al vaglio delle aziende che sono in cerca di collaboratori ma, anche in questo caso, il consiglio generale è quello di cercare tu stesso gli annunci più adatti alle tue competenze e presentare una candidatura spontanea, facendo sempre bene attenzione alla credibilità di ogni inserzione.

Il tuo tempo è prezioso: meglio dedicarne un po’ alla ricerca di un annuncio dalla sicura affidabilità che ritrovarsi dopo un mese ad aver speso ore e risorse ad un’attività mal (o non) retribuita.

Forum di settore

Chi scrive è un web copywriter, web editor o content editor che dir si voglia, quindi se il tuo lavoro è, poniamo, quello del webmaster, per una questione di onestà intellettuale non posso consigliarti quali sono i migliori forum e siti di settore in cui cercare gli annunci adatti a te.

Anche in questo caso, tuttavia, se sei abituato a lavorare in rete, saprai anche che interrogare un qualsiasi motore di ricerca fornisce generalmente più risposte di una guida come questa.

Tuttavia, esistono dei portali interamente dedicati alle tecnologie web che in maniera più o meno variegata offrono all’interno del loro dominio degli spazi in cui domanda ed offerta possono incontrarsi.

Uno dei più noti è sicuramente il forum GiorgioTave, ma meritano una citazione anche Alverde e HTML.it. Se nel primo le richieste di collaborazione sono orientate più verso il content editing, gli altri due, sebbene non sempre aggiornatissimi, contemplano annunci più eterogenei. In altre parole, a meno che la tua passione non sia quella di scrivere, è preferibile consultare Alverde e HTML.it: lì avrai più probabilità di trovare quello che fa al caso tuo.

Perché affidarsi ad un forum di settore

In cosa questi forum sono migliori dei comuni siti di annunci? Per quella che è l’esperienza di chi scrive, in un solo fattore, ma importantissimo. Certo, qui non potrai inserire il tuo CV o creare un profilo utente professionale (ricordati che pur sempre di forum si tratta), ma per la natura stessa del portale, l’impressione generale è che vengano abbattute molte delle barriere comunicative che esistono fra committenti e freelance, che il dialogo sia più diretto, fruttuoso. Sincero.

Un ulteriore vantaggio sta proprio nel poter contare sul fattore community: sia chi cerca sia chi offre lavoro sa che se dovesse comportarsi poco professionalmente finirebbe per essere l’oggetto di discussione di qualche thread relativo ai feedback, e quindi gli avventurieri fraudolenti sono di base poco propensi a comparire su queste board.

Qui infatti entra in gioco un fattore importantissimo al giorno d’oggi, che purtroppo non trova modo di essere giustamente valutato in nessuna delle categorie che abbiamo analizzato sopra, se non in quella dei forum: la web reputation.

Marketplace

In questa disamina non potevano mancare i marketplace, ovvero quei portali ove si incontrano domanda e offerta di prestazioni professionali. Prendiamo in esame tutte quelle categorie di lavoratori che si occupano di grafica e sviluppo web.

Ne cito uno, fra i più noti: la piattaforma Twago

Ti segnalo inoltre un articolo veramente ben fatto tratto dal sito freelancewebdesigner.it che elenca ben 12 marketplace per grafici, web designer e sviluppatori web.

LinkedIn, il social network del lavoro

Concludiamo questa sezione dedicata alle risorse web utili a chi è la ricerca di un’occupazione freelance da svolgere online con LinkedIn, che un portale a tutti gli effetti non è.

Potremmo definire LinkedIn un vero e proprio social network dedicato al mondo del lavoro, pensato appositamente sia per chi lo cerca, sia per chi lo offre.

Qui, gli iscritti hanno la possibilità di creare profili professionali di tutto rispetto con foto, contatti, istruzione ed esperienze lavorative: un vero e proprio curriculum vitae virtuale.

D’altro canto, anche le aziende sono molto presenti su questa piattaforma, e grazie al recente inserimento di una sezione dedicata agli annunci è sempre più facile entrare in contatto con loro.

Oggi, LinkedIn rimane a tutti gli effetti l’unico servizio che fornisce davvero la possibilità di essere contattati dai datori di lavoro anziché dover inviare miriadi di candidature spontanee, e questo non è un fattore di poco conto.

L’unica pecca è che almeno in Italia non sembra godere del successo che lo contraddistingue in altri paesi europei ed extraeuropei, ma la sensazione generale è che qualcosa si stia muovendo in questo senso, ed i dati relativi all’aumento del numero di iscrizioni sembrano confermare questa teoria.

2.  Il Curriculum Vitae perfetto

Dacché esiste Internet, sono stati spesi fiumi di parole su come realizzare un CV perfetto, prevalentemente perché avere un buon CV è fondamentale quando lavorare da casa vuol dire ridurre al minimo gli incontri fisici con datori e collaboratori. In altre parole, il candidato non può contare sul “fattore presenza”.

Diventa allora importante disporre di un curriculum vincente, che riesca a comunicare istantaneamente quanto vali e perché un’azienda dovrebbe scegliere te piuttosto che un altro candidato.

Sui contenuti c’è poco da dire: quelli variano a seconda dell’esperienza di ognuno di noi e quindi non sono passibili di giudizio da parte di chicchessia. Tuttavia, si può lavorare sulla forma, perché è sempre saggio tenere a mente che un recruiter non concede in genere più di un minuto di tempo alla lettura di ogni CV, quindi la parola d’ordine è impressionare.

Un primo consiglio è sicuramente quello di realizzare il tuo CV in maniera originale, scegliendo un font che sia sinonimo di professionalità come Garamond o Georgia, giustificando l’impaginazione e lavorando di fino con corsivi e grassetti. Evita il formato Europass: con gli anni ha finito per acquisire la nomea del “Curriculum dei pigri” in quanto non si differenzia per nulla da quello di altri milioni di cittadini europei. Se vogliamo dirla tutta, è anche brutto da vedere.

Cosa non deve assolutamente mancare nel tuo CV

Oltre ad inserire tutti i tuoi dati personali come data e luogo di nascita, indirizzo di residenza, contatti telefonici e indirizzo e-mail, sarà saggio fare una scrematura delle più importanti esperienze di studio e di lavoro che hai sostenuto.

Ricorda: il tuo curriculum non è spam, e sarebbe pretenzioso – o, se vogliamo, ridicolo – infarcirlo di notizie ridondanti o superflue per il solo obiettivo di impressionare. Al contrario, si rischia di generare l’effetto opposto, con conseguente cestinatura dell’unico documento che ti dà la possibilità di presentarti.

Gli extra: è giustissimo inserire quelli che sono i tuoi hobby e le tue passioni, ma chiunque è in grado di dire che ama la musica, le letture e lo sport.

Anche in questo caso, sforzati di essere unico: fai sapere qual è il tuo genere letterario o musicale preferito, e indica quali sono le attività sportive nelle quali hai raggiunto qualche risultato ragguardevole.

Se ti candidi per una posizione specifica, sarebbe anche il caso di inserire un portfolio contenente i tuoi migliori lavori: eviterai al datore la seccatura di dovertelo chiedere, e dimostrerai il giusto tasso di intraprendenza e autosufficienza che viene richiesto ad ogni freelancer che si rispetti.

Per tutti i punti indicati sopra, vale la regola della brevità: qualcuno sostiene che il curriculum perfetto debba essere lungo una sola pagina. Diciamo che non fai danno se arrivi a due, ma non ti spingere oltre.

Candidandoti per una posizione online ti immetti in un mondo dinamico, frenetico e che non ha tempo da perdere: fai in modo che il tuo CV, il tuo biglietto da visita, riesca ad integrarsi adeguatamente in questa prospettiva

3.  La lettera di presentazione: più utile di quel che sembri

Molti sottovalutano l’importanza di allegare al proprio CV una buona lettera di presentazione, probabilmente perché si tratta di qualcosa che non è mai stato davvero in voga nell’ambiente di recruiting italiano.

Con la globalizzazione del mondo del lavoro, tuttavia, sempre più aziende nostrane hanno iniziato ad imitare le dinamiche di assunzione di quelle anglosassoni, che invece alla lettera di presentazione danno un’importanza vitale.

Nel redarla assicurati di inserire in non più di 10 righe quali sono stati i tuoi maggiori risultati nel campo della formazione e in quello lavorativo, nonché quali sono i tuoi obbiettivi e le peculiarità che ti rendono migliore di ogni altro candidato.

Sappiamo quanto sia difficile realizzarne una da zero, ma la rete abbonda di esempi dai quali trarre ispirazione. Non è sbagliato copiare se lo si fa con onestà, l’importante è dare alla tua lettera un tocco del tutto personale, raccontandoti in maniera schietta ma professionale.

Dopo averne realizzata una “base”, sarà poi tua premura modificarla di volta in volta a seconda del tipo di offerta per cui ti candiderai, perché se un CV non deve essere spam, a maggior ragione non deve esserlo una lettera di presentazione, il cui contenuto è molto più discorsivo e meno schematico di quello del curriculum.

Il consiglio generale per inviare una candidatura quantomeno piacevole da leggere è quindi quello di inserire la lettera di presentazione come corpo della e-mail che invierai al datore di lavoro, mentre alla stessa e-mail allegherai in formato Word o PDF il curriculum.

Questo è sicuramente un buon compromesso, che non significa garanzia di successo ma perlomeno ti permetterà di farti conoscere nella maniera più adeguata al contesto virtuale nel quale ti stai candidando.

4.  Qualche consiglio finale

Una celebre massima affidata agli scritti di Confucio recita:

Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neanche un giorno della tua vita.

Mai come prima di oggi un detto del genere si è rivelato tanto attuale. Grazie ad internet oggi chiunque, con un po’ di buona volontà e la giusta formazione alle spalle, può trovare il lavoro che ama, e svolgerlo da casa per un’azienda operante dall’altra parte del mondo.

L’importante è non perdere mai di vista l’amore per sé stessi, unico vero motore che può spingerti a cercare, e quindi ottenere il meglio.

Cosa voglio dire? Che è giustissimo, soprattutto se sei alle tue prime esperienze, accettare qualche commissione ad un prezzo ribassato o addirittura lavorare gratis.

Nel mondo del lavoro freelance online la reputazione è tutto, e per averne una decente bisogna avere un buon portfolio. Fare gavetta è davvero molto facile quando proponi prezzi concorrenziali, ma appena avrai imparato a capire come si muovono gli ingranaggi del grande macchinario della rete, dovrai necessariamente alzare il tuo tariffario, a costo di perdere qualche commissione ma con il vantaggio di crescere professionalmente.

Perché se è vero che il lavoro eseguito nel rispetto reciproco è in grado di nobilitare l’uomo e migliorarlo come individuo, risolvendosi in beneficio per il singolo e per la società, è altrettanto vero che ognuno di noi prima o poi deve accettare di mettersi in gioco.

Svendersi, no.

E voi, cosa ne pensate dei luoghi virtuali e dei modi in cui oggi è possibile avviare una carriera da freelance? Conoscete il sito giusto? Disponete di qualche utile consiglio per aiutare i nostri lettori a migliorare il proprio CV? Fatecelo sapere nei commenti!

Enzo Santilli

Foto di un freelance al lavoro nel suo ufficio.

“Conosci te stesso”.
Socrate

Inizio con una citazione tra le più conosciute del mondo classico. Chi meglio di te può sapere quali sono le tue migliori risorse, quanto puoi dare al tuo lavoro e quando è il momento migliore per spendersi?

Sette sono le abilità che dovrai padroneggiare se vuoi ottenere risultati brillanti in armonia con ciò che sei e la tua personalità di freelance.

Conoscere le proprie abitudini e i punti di forza

Se è vero che non tutti i giorni sono uguali, allora dovresti essere consapevole del fatto che il tuo rendimento non sarà mai al 100% nell’arco della tua giornata o della tua settimana lavorativa.

Per questo motivo, la cosa che ti consiglio di fare, a partire da subito, è farti un’idea precisa dell’andamento del tuo livello di energia psico-fisica su base giornaliera e settimanale.

Potrai distribuire il carico del tuo lavoro in modo più consono alle tue possibilità, fermo restando che gli imprevisti ci possono essere e devono necessariamente essere affrontati.

Nel mio Report “Guida alla Gestione del Tempo trovi i link per scaricare alcune tabelle pratiche che ti aiuteranno nel compito di scoprire in modo analitico le tue abitudini e i periodi in e out del tuo rendimento.  

Prevedere e gestire le interruzioni

Una buona pianificazione del proprio lavoro deve tenere conto delle inevitabili interruzioni che nel corso della giornata ti sottrarranno del tempo prezioso.

Molte di queste dipendono dalla tua determinazione a rinunciare ad attività assolutamente non necessarie: controllare compulsivamente la tua casella di posta elettronica o immergersi continuamente nei social, sono fonti di distrazione che inevitabilmente si ripercuoteranno sul tuo lavoro.

Stai lavorando a qualcosa di importante? Allora lascia stare le e-mail e spegni il tuo smartphone o, perlomeno, mettilo in modalità aereo.

Alcune interruzioni, tuttavia, non le puoi proprio evitare: ti piomba in studio un cliente particolarmente insistente? Arriva l’amico che si piazza nel tuo ufficio per un paio d’ore, convinto di essere al bar?

Lavori in casa e moglie e figli chiedono costantemente la tua attenzione? In tutte queste situazioni occorre far rispettare delle regole (specialmente in famiglia) che, se rese chiare e comprensibili ai tuoi interlocutori, ti permetteranno di svolgere il tuo lavoro con sufficiente tranquillità.

Per gli irriducibili esistono delle tecniche di comunicazione molto efficaci che ti consentiranno di gestire al meglio la situazione; tecniche basate sull’assertività che è una qualità che un bravo professionista deve saper padroneggiare.

Cos’è l’assertività? E’ quella competenza sociale che consente alla persona di relazionarsi con altre persone e situazioni in modo equilibrato, nel rispetto sia della propria personalità che di quella altrui.

Ne parlo diffusamente nel mio Super Report che trovi su questa pagina.

Limiti e credibilità

“Siamo anche quello che permettiamo di fare.”
Rinaldo Sidoli

Per accrescere il fatturato, potresti essere spinto ad accettare incarichi che non aggiungono valore alla tua professionalità, ma al contrario la sviliscono.

Sto parlando di tutte le richieste di prestazioni a un costo nettamente inferiore a quello di mercato, alle quali – per necessità o bisogno – dirai di sì, pentendoti amaramente in corso d’opera.

Considera che un cliente non è meno esigente solo perché gli fai il lavoro per poco; anzi, si sentirà in una condizione di superiorità e si sentirà autorizzato a dettare le regole.

Giocare al ribasso è un’operazione dannosa e pericolosa, non solo per te ma anche per la categoria professionale cui appartieni.

Inoltre, c’è il rischio che la tua professione venga percepita come un’attività di scarso valore.

Per sfuggire alla trappola hai due strade: rifiutare oppure – se l’attività del cliente ha una utilità sociale che va al di là del valore di mercato e ha una ricaduta benefica per la comunità – potresti optare per una prestazione gratuita, nei limiti dell’impegno che dovrai mettere per portare a termine il lavoro.

Per esempio, il progetto potrebbe riguardare una ONLUS, un’associazione di volontariato o simili.

Non avrai guadagnato niente, economicamente parlando, ma il tuo portfolio mostrerà ai tuoi potenziali clienti un lato di te che sarà apprezzato moltissimo.

Se ti trovi nella situazione opposta e hai un sacco di incombenze mischiate a compiti più importanti, dovrai essere in grado di individuare tutte ciò che puoi delegare ai tuoi collaboratori rispetto a ciò che vorrai seguire personalmente. E anche qui hai due strade: creare un team oppure esternalizzare compiti e attività a figure professionali specializzate.  

Gestire il flusso delle informazioni

Abbiamo detto poc’anzi niente controllo compulsivo delle email e stop al martellante flusso di notifiche provenienti dai social. Fin qui, sembra tutto facile. Se non fosse per il fatto che la maggior quantità di informazioni che quotidianamente assorbiamo provengono da Internet.

Per questo occorre imparare a essere molto selettivi sulle fonti – sia che si tratti di newsletter, sia che si tratti di informazioni veicolate attraverso il canale di YouTube, Vimeo e Facebook – per citare i più noti.

Per aggiornarti e tenerti informato, utilizza i media tradizionali: riviste cartacee e libri, ad esempio, sono una buona soluzione rispetto alle interminabili ore che passeresti davanti ad un monitor.

Ancora meglio, esistono ambienti stimolanti di co-working dove puoi confrontarti con colleghi e altri professionisti, dove il rapporto diretto con le persone costituirà un’esperienza molto più forte e arricchente di un videotutorial o di un corso online.

Saper affrontare i cali di motivazione

Anche se, come ti auguro, hai scelto con amore e passione di dedicarti a un’attività professionale, succederà prima o poi che quell’energia e quella motivazione che ti hanno dato la spinta per iniziare il tuo percorso, non rimangano sempre le stesse e che, a poco a poco, subentrino altre emozioni come lo sconforto o la noia.

Può accadere che gli affari non vadano a gonfie vele come speravi, oppure di imbatterti  in compiti ripetitivi e poco gratificanti.

La reazioni di molti è di eliminare dalla mente i compiti sgradevoli cercando di allontanarli, ma così facendo il rischio sarà quello di incorrere nella pericolosa spirale della procrastinazione, ovvero nell’atteggiamento di chi – per comodità o per paura – rimanda all’infinito un compito da svolgere.

Si comincia dalle piccole cose per finire – ahimè – a quelle molto importanti. Come uscirne? A volte basta soltanto riprogrammare l’attività suddividendola in tante micro-unità.

La percezione di quello che sembrava un incarico troppo impegnativo, ora si riduce ad un compito più accettabile, alla tua portata.

Sei un procrastinatore seriale? Allora la cura dovrebbe essere più drastica e forse ti occorre rivedere in toto l’organizzazione del tuo lavoro perché è molto probabile che nel tuo studio o semplicemente nella tua mente regni molta confusione circa cosa e quando sbrigare tutte le faccende inerenti la tua attività.

Mantenersi efficienti

Foto di una ragazza che fa jogging.

Se vuoi essere un bravo professionista, dovrai sempre mantenere un buon equilibrio tra impegni e vita privata, intendendo con vita privata tutto quello che riguarda la sfera famigliare e il tempo libero.

Potrai essere formidabile nel tuo lavoro, lavorare come un mulo, ma il tuo corpo e la tua mente – per rimanere in efficienza – devono essere curati con altrettanta attenzione.

E’ importante che tu conduca una vita sociale degna di questo nome.

Lo è anche saper staccare dal lavoro quando è necessario, perché il corpo e la mente si rigenerino.

In un certo senso, un professionista è come un atleta: certe abilità vanno allenate, ma altrettanto importanti sono il riposo e un’alimentazione sana.

Controllare e revisionare i processi produttivi

Ci sono sempre margini di miglioramento: spesso non li vedi perché le cose procedono nel verso giusto, ma se un progetto si è arenato – perché sono subentrate delle difficoltà che sfuggono al tuo controllo – allora questo è il momento rivedere gli step già fatti analizzando i dati a disposizione.

Possono servirti per questa fase un’agenda giornaliera, ma può andare bene anche uno strumento digitale come Calendar di Google o altre web app simili.

In alternativa, esistono software e piattaforme di project management che possono fornirti indicazioni più precise sull’andamento del tuo lavoro. Un elenco aggiornato lo trovi qui: https://project-management.com/software/top15/  

Tirando le somme…

Riassumendo quanto scritto finora, abbiamo visto che un buon freelance deve:

  1. conoscere i propri punti di forza;
  2. essere consapevole dei propri limiti e delegare alle giuste persone;
  3. sapere come affrontare le interruzioni e le fonti di distrazione;
  4. saper gestire il flusso quotidiano delle informazioni senza esserne travolto;
  5. mantenersi efficiente e ritrovare la necessaria energia;
  6. combattere la procrastinazione e passare all’azione;
  7. controllare e revisionare i propri progetti.

Sette step per emergere dalla massa di chi ci prova, ma non approda mai a grossi risultati.

Se sei d’accordo con me e magari ti piacerebbe approfondire questi argomenti, ma non sai da dove iniziare, ti consiglio di scaricare l’estratto gratuito del Super Report sulla Gestione del Tempo per Freelance e Piccoli Imprenditori del Web.

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Un regalo che sono certo ti sarà utile. Alla prossima!

Piero Mazzini